Allora mi rivoltai e le dissi:

— Luisa, siamo marito e moglie: dovremo vivere forse lungamente insieme. Ebbene: sappi che non amo nessuna di queste cose che quasi tutti gli altri amano. I fiori, i dolci, i sorrisi, le tenerezze, non mi piacciono. Queste cose mi commovevano un tempo. Ora non le sento più, Luisa... Non le posso più sopportare... La vita ha distrutto in me tutto ciò che sapeva di poesia: tutto. E ricordati che se ti ho sposato, ti ho sposato per me, per me solo, perchè mi faceva piacere sposarti e per nessuna altra ragione...

Così le parlai dolce e cattivo. Luisa non fiatò, ma da quel giorno fu un'altra donna con me.

VII.

Era questo il nostro stato d'animo quando Isacco venne ad occupare lo sgabuzzino che io occupavo prima di sposare Luisa: quella cameretta dove ora dorme tranquillo. La nostra vita era come l'ho descritta: una vita grigia, senza gioia, senza pace. Isacco è di natura ciarliero come un merlo. Egli si mise subito a chiacchierare con noi attraverso questo paravento di parete che divide la mia dalla sua stanza. Era accaduto qualche cosa di insolito in città, e, tardi, verso mezzanotte, fummo destati da uno scoppio cupo e lungo come un tuono. Luisa, spaventata, non potè fare a meno di gridare: — Paris, che sarà, che sarà? E Isacco si credette in obbligo di rassicurarla. Doveva essere scoppiato il gazometro. Infatti da dieci giorni gli operai delle officine minacciavano di farlo saltare. Senza dubbio la città sarebbe ora rimasta al buio per intere settimane, poichè le officine elettriche, che erano adiacenti al gazometro, dovevano aver subito gravi danni a causa dell'esplosione. In molti punti della città, in previsione di quella catastrofe, fino dalla sera innanzi i soldati del genio avevano piazzato dei riflettori. E Isacco descrisse a vivi colori l'aspetto delle vie e delle case illuminate da quei fasci di luce bianchissima. — Sembrava tutto un altro mondo, disse. Ogni cosa ha un aspetto diverso da quello che noi vediamo abitualmente... Vatti a fidare ora della realtà!... E se anche quella che chiamiamo realtà non fosse altro che un'opinione? Vi stupirebbe?

— Poco importa!.. dissi io. E per conchiudere, soggiunsi: — Buona notte...

— Buona notte, signora, rispose Isacco, e tacque.

Dopo un momento di silenzio, durante il quale, indifferente all'annuncio di quei cataclismi sociali, io mi stavo riaddormentando, la vocina di Isacco ricominciò:

— Non vi sembra di udire come un crepitìo di fucilate?

Riaprii gli occhi e stetti un momento in ascolto.