— Non mi sembra, risposi. E ripetei: — Buona notte...

— Buona notte, disse Isacco.

Passarono ancora pochi minuti, durante i quali mi rannicchiai tutto nel mio angolo di letto, con le coperte sul capo. Poi la voce di Isacco domandò:

— Domani mattina si potrà attraversare il ponte? O saremo tagliati fuori dai quartieri del centro?

— Speriamo di no, dissi. E ancora una volta ripetei: — Buona notte...

— Buona notte, disse Isacco.

M'ero quasi riaddormentato, quando la voce di Isacco più sveglia che mai esclamò:

— Questi sono fucili!...

Ma io, fingendo di russare, non gli risposi più nulla.

La mattina dopo veramente tutti i ponti erano sbarrati da cordoni di soldati. Il nostro quartiere era isolato dal centro della città. Tentai invano di passare, spiegando a un sergente come la tipografia nella quale lavoravo fosse proprio subito al di là del ponte. La consegna era rigorosa. Ritornai perciò lentamente verso casa mia, percorrendo un tratto del viale lungo il fiume. Incominciò a nevicare attraverso i rami nudi degli alberi. Il fiume era gonfio. Sempre così silenzioso, si levava allora dalla corrente tutta mulinelli e spume un cupo e lungo boato. Le due rive erano semideserte. Soltanto alle due estremità di ogni ponte c'era radunata una folla che si guardava silenziosa, con buffa curiosità, come se da una parte e dall'altra non fossero stati gli stessi che fino alla sera prima si erano trovati a camminare insieme su quei ponti che allora li dividevano. Già stavo per affrettare il passo sotto la neve che cadeva sempre più fitta, quando qualcuno mi si mise al fianco e mi salutò. Era uno che non avevo mai veduto. Ma subito si fece conoscere.