Era vero. Avevo veduto delle rose carnicine, d'un colore chiaro e vivo come la gota di un bimbo, nella vetrina d'un fioraio, e m'ero lasciato sfuggire quelle parole. Dissi:

— Ebbene?

Isacco mi porse il mazzo.

— Ho pensato a voi, rispose. Le ho colte nel giardino di mio zio.

Presi quelle rose, che erano delicate e profumate, fresche ancora di goccioline d'argento, e vi affondai il viso per odorarle.

— Che soavità, dissi. E le porsi a Luisa.

Luisa le mise in una brocca, posò la brocca in mezzo alla tavola, e mi guardò sorridendo.

— Ah! esclamai senza pensare alle conseguenze che le parole che stavo per pronunciare potevano avere per me, queste sono le vere gioie del ricco! La vita è grama per tutti: per tutti ha un fondo di dolore... Ma alla superficie almeno si hanno delle piccole gioie che versano una goccia di oblio sui più tristi pensieri. Un fiore... Queste rose... E tutto si dimentica per un istante.

— Sì, continuai dopo una pausa, tu per esempio hai freddo: ecco un dolore fisico atroce, una sofferenza che dà la disperazione. Il povero la conosce. Il ricco accende una bella stufa o si avvolge nella sua pelliccia e dimentica che c'è un inverno tetro, la neve, il vento, una desolata stagione...

Isacco che mi udiva per la prima volta parlare, mi guardava meravigliato e non faceva che assentire col capo.