— Piange? — mormorò una voce alla mie spalle. — È mai possibile? È anche capace di piangere?
Il volto di Sterpoli esprimeva una vera costernazione. Anch'io ero sconvolto e guardavo ora la donna che piangeva con piccoli singhiozzi simili al tubare delle colombe, ora Clauss immobile, e ora Sterpoli che tremava.
— Che accade? — pensavo. — Chi è questa donna? E perchè piange?
Mi curvai un poco e le dissi:
— Non piangete... Non è il caso di piangere!
Ebbi paura del silenzio che accolse la mia voce. Daria infatti sollevò il capo.
— Chi è costui? — domandò dopo un istante. — Che cosa vuole da me?
— Nulla, — balbettai, — nessuno...
S'era fatto un gran vuoto nel mio cervello. Ma la vampa che m'affocò il viso m'avvertì che m'ero coperto di ridicolo.
— Nulla... — ripetei senza comprendere il senso delle mie parole. Dico che non si deve piangere... Come potete piangere dinnanzi a tanti uomini?