— Tu non mi hai mai domandato, — soggiunse, — perchè dunque liberassi l'uccisore di Behela. Io infatti tagliai la sua corda, vicino al nodo. Ma con quella stessa corda, come prevedevo, l'omicida s'impiccò il giorno dopo a un albero della foresta.

Io tenevo gli occhi fermi su lui, mentre parlava. Può darsi che egli non mi leggesse negli occhi altro che un ingenuo stupore; ma in realtà ero ben sveglio, e cercavo di capire, guardandolo attentamente in viso, che cosa ci fosse di tanto strano e di nuovo nella sua persona: se la voce, lo sguardo, o l'abito, che era bianco. Quanto a lui, pareva veramente turbato da non so quale nascosta preoccupazione, come inquieto, incerto, non così sicuro di sè come sempre.

— Paris, — disse ad un tratto, — ti sembrerà ch'io sia capriccioso come un ragazzo. Non so che cosa tu possa pensare di me: pure voglio che tu mi aiuti a uscire da questo equivoco che mi ripugna e mi addolora. Daria... — (e quel nome risuonò al mio orecchio come un richiamo, come un allarme) — Daria...

— Ebbene? Daria? — domandai con un palpito.

— Daria è una donna. Bisogna essere pietosi con lei e perdonarla.

Rimanemmo un momento muti. Io aspettavo che egli continuasse, ed egli non parlava.

— Perchè, — mormorai alfine, — perchè, allora, ieri sera, non sei stato pietoso con lei, quando si è messa a piangere?

Silenzio.

— Perchè, — continuai con gli occhi bassi, le gote che mi cominciavano a bruciare, — perchè mi hai rimproverato d'aver tentato, io, io solo, di consolarla quando piangeva?

Clauss m'accarezzò con dolcezza la mano e disse: