Allora egli tentò di rizzarsi su un gomito. Ma ricadde subito e cominciò a mugolare:
— No, non voglio... Per amor di Dio... Bambola... Un po' d'acqua. M'è rimasta una lisca in gola...
— Che lisca! — esclamai. — Sono io!
Sterpoli schiuse finalmente gli occhi e si guardò intorno stupidamente. Si toccò la fronte e poi rise, d'un riso idiota idiota, da ubriaco.
— Ah! ah! sei tu? — disse. — Sì, sì, mi ricordo. Ma lei dov'è andata? Mi scappa sempre, quel demonio! Non sta ferma un minuto.
Si mise a sedere sulla sponda del letto e mi fissò attentamente, a lungo, perplesso.
— Scusa, — disse poi, — non ti avevo riconosciuto. Ora ti vedo... Sei tu.
Tese la mano verso di me e ammiccando soggiunse:
— Anche tu hai bevuto. Ti si vede il vino rosso, sulla faccia. E che vuol dire? Si beve. Ma perchè si beve? È chiaro. Si beve perchè si ha sete, molta sete, sempre sete. Tu le dici: — Su via, amore, sii buona. Dammi un bacio, un bel bacio... Porgi la bocca e senti che non c'è niente; non trovi mai niente con la bocca. Dici: — Perchè dunque non vuoi darmi nemmeno un bacio? Sii ragionevole, trottola. Tutti abbiamo diritto di vivere. Non è vero? Ora, che c'è di male se certi uomini hanno un cuor tenero, un cuore di burro? E che c'è di male in un bacio? E lei ride e ti risponde: — Va là, allontanati. Non mi voglio sporcare. Allora è quando si cerca la bottiglia e si beve. Sì, fratello mio: questo ci consola...
Io l'ascoltavo. M'ero seduto accanto a lui, sul letto, rassegnato ad ascoltarlo.