Il principe lo guardò per un attimo stupito, incredulo. Poi sorridendo, disse con galanteria:

— Ve ne faccio i miei complimenti... È una deliziosa creatura.

Silvio s'inchinò e rimase muto. Si sentiva intimamente orgoglioso di quella lode, che gli veniva da un così raffinato intenditore. Per una volta che aveva condotto Silvina in un luogo frequentato da gente elegante, illuminato sfarzosamente, adatto per far brillare la sua grazia, la sua leggiadria, la sua candida bellezza, subito era stata ammirata, per quanto non mancassero là dentro le donne avvenenti, giovani, belle, i ricchi abiti, le acconciature sfarzose.

— Non sarete mica geloso, caro Silvio, disse il principe, vedendolo silenzioso ed assorto.

— Oh, principe! esclamò Silvio con candore. Noi ci amiamo teneramente.

Rientrando in casa, Silvio si sentiva ebbro di gioia. Volava leggiero su per le scale, come se lo portasse il vento. Entrò d'impeto nella stanza e trovò Silvina che aveva colto un garofano rosso nel suo giardino e, civettando dinnanzi allo specchio, se lo stava allora appuntando tra i capelli. L'abbracciò, la coprì di baci, gridando:

— Amore, amore mio! Poi indietreggiò di due passi ed esclamò:

— È vero, è vero! Ed io sciocco che non ci avevo mai pensato! C'era una piccola viola nascosta: io l'ho colta. Ora come potrebbe più nascondersi? Il principe, l'amico mio, ha ragione!

— Tu conosci un principe? domandò Silvina senza distrarsi dallo specchio.

— Sicuro! esclamò Silvio. Stroztki: un vero principe.