— E chi è questa viola mammola? domandò Silvina con una punta d'ironia.
— Ma tu stessa! esclamò Silvio.
— Bella! disse Silvina. E dove mi ha veduta?
— Ieri sera, all'Alhambra! rispose Silvio. Mi ha domandato: — Chi era quella graziosa donnina così e così, biondina, vestita di viola, molto graziosa, molto elegante? Gli ho risposto: — Mia moglie!
— Mio Dio! disse Silvina, come ha potuto trovarmi elegante? Con questo vestitino viola, così sciupato?...
Silvio rise allegramente e le chiuse la bocca con un bacio.
— Ah, non sai! le sussurrò all'orecchio, non sai che già muoio di gelosia?
Fu quello uno degli ultimi baci che Silvio dette a Silvina.
Finì l'estate. In uno dei primi giorni di novembre Silvio incominciò a tossire e si ammalò con una febbre altissima. Il medico chiamato in gran fretta stimò che convenisse trasportarlo all'ospedale, dove, curato energicamente, avrebbe potuto in pochi giorni guarire. Egli sopportò con rassegnazione questa dura prova, e, consegnato a Silvina il suo magro tesoro, l'abbracciò piangendo e si lasciò trasportare.
Nei nostri paesi l'autunno è brevissimo. L'inverno succede all'estate quasi senza intervallo, in pochi giorni gli alberi si spogliano, una settimana di piogge torrenziali lava la terra e la prepara pulita ad accogliere il candido mantello che subito la ricopre. Così per lunghi mesi, fino ai primi germogli di primavera, essa rimane immobile come morta sotto un cielo anch'esso immobilmente grigio. Soltanto i passeri (chi non lo ha notato)? conservano nell'universale tristezza il loro buon umore salterino e ciarliero. Chi vive in campagna può ancora trovare un conforto ai sensi mortificati, poichè se l'inverno non ha i colori vividi e festosi della primavera, nè il tepore oppiato dei grandi meriggi estivi, nè lo splendore delle belle notti d'autunno, offre almeno all'immaginazione scheletri nudi e immensi spazi candidi che essa può rivestire e dipingere delle più consolanti e promettenti visioni. Ma nelle città gli uomini infreddoliti si sentono abbandonati da Dio nello squallore delle loro opere di fango e di pietra; senza l'oro del sole, senza l'azzurro del cielo, senza il verde dei giardini, vedono quanto siano pesanti e lugubri le loro più ammirevoli architetture, e, curvando il capo sfiduciati sotto il peso della solitudine e della malinconia, non sanno concepire se non dolorosi pensieri.