Allora Silvina prese una subita risoluzione, si buttò sulle spalle la mantellina e si precipitò nel corridoio.
Soave e Odette la seguirono. Scese di corsa le scale, esse trovarono madama Humbert sulla porta, tutta stralunata, col viso tutto in lacrime.
— Dov'è? chiese seccamente Silvina.
Madama Humbert la guidò correndo in fondo alla casa. Là, in una stanza semibuia, disteso bocconi sul letto, con le gambe e le braccia buttate una qua e una là, stava il principe Stroztki. Egli mordeva furiosamente il cuscino e ruggiva come un leone. Il parrucchino gli era volato chi sa dove, e nella penombra la sua testa tutta pelata sprigionava lampi gialli.
— Ebbene? gridò Silvina, scuotendolo violentemente per una spalla. Che cosa sono queste scene? Volete che io chiami Silvio, perchè veda in che modo vi riducete voi, quando amate una donna?
— Dov'è? dov'è? rantolò il principe, sollevandosi sul letto, guardando minaccioso tutto intorno.
Ma i suoi occhi s'incontrarono con gli occhi di Silvina, sfavillanti di sdegno e d'ira, e subito ammutolì.
— Scende le scale, rispose Silvina, ed ora sarà qui. Se vi piace d'esser ridicolo potete continuare a smaniare.
— Silvina, gemette il principe, mostrandole con un gesto disperato la sua persona, vedete fino a che punto? Non sono più un uomo. Sono un povero straccio. Silvina non mi ama più!
— Questo è delirio, disse Silvina. Silvina non vi ha mai amato.