— La collana, la collana! ripetè Silvina irritata. Quale vuoi che sia? Non ne ho centomila...
Il corridoio era finito. Silvina spense la candela, entrò nella stanza, e corse nuovamente al cassettone, e ricominciò a cercare. Vana speranza! Non c'era.
— Ma dove l'hai perduta? domandò Silvio.
— Se lo sapessi, sibilò Silvina, non farei tanta fatica a cercarla...
Di nuovo si mise in ginocchio a frugare sotto i mobili, e Silvio, inginocchiatosi accanto a lei, la seguiva in ogni movimento, in base al principio che quattro occhi vedono meglio di due. Poi il campo delle ricerche si estese, e dal cassettone si passò all'armadio, tutti i vestiti, che fortunatamente erano pochi, furono spiccati dagli attaccapanni e agitati come bandiere. E mentre Silvio diceva: — Vedrai che te l'hanno rubata! — Silvina rovesciò il letto, buttò all'aria lenzuola, coperte, cuscini e materasse, e poichè ormai non c'era più dove cercare, si lasciò cadere di traverso sul mucchio delle coltri disfatte e ruppe in un pianto disperato. Allora Silvio, smettendo anche lui l'inutile ricerca, andò, per consolarla, ad accarezzarle i capelli, e, affondata una mano in una delle ampie tasche del suo pastrano nuovo, ne trasse un cartoccio tutto fiorito e ricamato, e legato da un bel nastro rosa; e prendendo con due dita il mento di Silvina cercò ch'ella sollevasse il capo. E quando, dopo molte riluttanze, ella lo ebbe sollevato, Silvio le offrì quel cartoccio profumato, dicendole:
— Ti regalerò una collana più bella di quella, con uno zaffiro meraviglioso. Che serve ormai disperarsi? Vieni, piccina. Addolcisciti la bocca, dopo tante lacrime amare.
Silvina, lacrimando, prese quel cartoccio e lo aprì. Vide tanti bei canditi verdi, rossi e gialli, brillanti come pietre preziose. Allora sollevò gli occhi su Silvio, e avrebbe voluto frugargli nell'anima. Ma l'anima semplice di Silvio, incapace più di nascondersi, affiorò sul suo viso in un rossore di minuto in minuto più intenso, tanto che Silvina ebbe come in un lampo la rivelazione della verità.
— Tu! tu me l'hai presa! gridò soffocando d'ira. Tu sei stato, tu, tu, tu...
E gettato lungi da sè il cartoccio dei canditi, che rotolarono qua e là come tante pallottole colorate di vetro, si scagliò su di lui e lo tempestò rabbiosamente di pugni.