La duchessa d'amor chiede mercede, e sí dicea:—Giovane ingraziato, gentil valletto, gioi' prendi di mene, dammi il tuo amor, no' stare imprigionato. Migliore dama non puo' aver per tene. Sarai signor di tutto il mio ducato!— Ed e', ch'avea dato il suo amore altrui, stava com'ella non dicesse a lui.

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Questa duchessa ogni dí il predicava che per amor gioia di lei pigliasse; ma lusingare niente le giovava, ché non parea che di lei si curasse. E 'n questo tempo il re Tarsian mandava alla duchessa che alla corte andasse, ch'ogni anno il duca andare vi solea per una festa, che lo re facea.

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E, quando la duchessa fu richiesta, non avea con cui gire accompagnata; dicea:—Lassa! Come n'andrò io a festa, che la mia gente è tutta isbarrata?— E scapigliossi la sua bionda testa e piange come donna isconsolata. Allor face lamento del marito, che di sei mesi o piú era transíto.

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Piangendo la duchessa a capo chino, Gibel piacevolmente le parlòe: —Gentil duchessa, rosa di giardino, se v'è in piacere, i' vi acompagneròe. Fate ch'andare possa a mio dimino e ch'io non torni piú vostro prigione— Ed ella si pensò:—S'io il merrò láe forse el re per marito mel daráe.—

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Ella dicea:—Molto volentieri!— Trassel fuor di prigion sanza tornare, ed e' mandò per gli suoi cavalieri e in Serpentina egli i fe' apresentare. Quivi fûr giunti i nobili guerrieri, sanza dimoro brigan cavalcare, sotto la 'nsegna di Gibel sovrano fûr alla corte dello re Tarsiano.

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