dicendo:—Cavalier, ben t'ho renduto buon guidardon di quel che mi facesti, quando tra' prun mi trovasti caduto, che come gentiluom tu mi sciogliesti: però il servigio e' non è perduto, che a me, cavalier, far mi volesti; e magiormente sarai meritato da piú possenti;—e fussi dileguato.

45

E Gismirante, i piè legato e l'ale al passerotto, e' miseselo allato, e tornò al suo caval, bench'avie male, e destramente su vi fu montato: e lo signor di Roma imperiale colla suo gente a Roma è ritornato, e 'l porco troncascin lasciò isparato, onde il barone a Roma fu tornato.

46

Lo imperadore e la suo gente, quando sentiron la cittá lor liberata, e po' tornando que' ch'avíe col brando la libertá di Roma racquistata, incontro gli si fêr tutti armeggiando, facendo festa della suo tornata, e racettârlo co' magiore onore, che si facesse mai a niun signore.

47

E Gismirante avía tanta allegrezza, perch'egli avea quel ch'er'ito caendo, e solo di partirsi avíe vaghezza, onde allo imperador parlò, dicendo: —Santa corona, non vi sia gravezza che al presente di partir m'intendo.— Della qual cosa assai si maraviglia, perché intendeva di dargli la figlia.

48

Ma pur, vedendo la suo volontade, di molte ricche gioie gli fe' dono, dicendo:—Quanti n'ha in queste contrade con esso meco al tuo servigio sono.— E sí gli vuole dar gran quantitade di cavalieri, ma e' chiese perdono, e po' si diparti, che mai non resta, e giunse a quella fata ardita e presta.

49