Come la vide, disse:—Il passerotto i' l'agio vivo, ed hollo quie al lato.— Ella rispuose:—Se' tu istato dotto, e' ti fie pro che l'uomo è infermato: se tu lo avessi morto, baron dotto, non potresti a tuo donna essere andato; perché conviene che alla suo vita del castel mostri l'entrata e l'uscita.

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Ma, se a colei, cui hai dato il coraggio, potrai parlar da sera o da mattina, dirai che dica ch'un medico saggio gli vuol portar perfetta medicina, e fie nicissitá che l'uom selvaggio gli mostri dell'entrare la dotrina: come se' dentro, istrigni il passerotto, e l'uom selvagio si morrá di botto.—

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E Gismirante andò né piú né meno, sí come detto gli avea la fata: trovò la donna col viso sereno alla finestra, e fégli l'ambasciata, ed ella andò, e disse tutto a pieno ch'egli l'ensegni l'uscita e l'entrata: —Perch'un medico, ch'è di grande affare. egli vi vuol venire a medicare.—

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Ed e' le disse:—Dolce amor mio bello,— te' questo anello ch'io porto in dito, che per virtú di questo ricco anello vedrai l'entrata del castel gradito.— La damigella subito prendéllo, gittollo a Gismirante pro' e ardito: e Gismirante l'anello prendea: allor l'entrata del castel vedea.

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E, come dentro e' fue Gismirante, uccise il passerotto; e quel fellone mise uno strido, e po' morí davante. E quelle dame, ch'egli avie prigione, ch'eran quarantatré, e tutte quante eran di gran legnaggio lor persone, come lo vider, tutte inginocchiâro; Iddio e lui molto ringraziâro.

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