E Gismirante molto bestiame caricò d'oro e di ciò c'ha voluto. Po' fêr partenza, e gir con quelle dame a quella fata che gli ha dato aiuto. Ed ella disse:—Tutte le tuo' brame potuto ha' sodisfar, se t'è piaciuto.— Ed e' si volse a lei:—La veritad'è ciò che dite; ma non per mie bontade,
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ma per vostra virtú, non colla spada, ho acquistata la persona e l'avere. E pognamo ched io a corte vada, dama, per voi ho ciò ch'i'ho a tenere. Deh! datemi comiato, se v'agrada, conciosiacosach'i'ho gran volere di conducer davanti a re Artúe, questa mie donna con quarantadue.—
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Ed ella disse:—Po' che in tuo paese vo' ritornare, una cosa t'impongo, che contro a ogni gente sie cortese, e spezialmente a que' c'hanno bisogno. Ch'io sono istato a tutte tuo' difese, benché di dirlo alquanto mi vergogno, per quel che tue facesti a' tre uccelli, conciosiecosaché son mie' fratelli.—
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Ed e' con allegrezza fe' partita, considerando a cui l'avíe fatto, dicendo:—Mentre ch'io avrò vita, la ragione aterò ad ogni patto. Quando si sente in corte la redita, il re Artúe con tutti i baron ratto incontro gli si fêr piú di se' miglia, facendosi di lui gran maraviglia.
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Po' che le donne si furon posate alquanti giorni dopo un gran mangiare, e Gismirante l'ebe dimandate s'elle volíeno a casa lor tornare; ed elle che n'avien gran voluntate, dicieno:—Messer sí, in quanto a voi pare.— Ed e' con gente assai in quantitade tutte mandolle nelle lor contrade.
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