STRAGUALCIA. Ed a me vien di migliore, ch'io sento qua presso uno odor d'arosto che mi fa morir di fame.

PEDANTE. Oh! Non sai quel che dice Cantalicio? «Dulcis amor patriae». E Catone: «Pugna pro patria». Hoc. Insumma, e' non c'è la piú dolce cosa che la patria.

STRAGUALCIA. Io credo che sia molto piú dolce il tribiano, maestro. Cosí n'avess'io un boccale! ch'io sono spallato, a portar questa valigia.

PEDANTE. Queste strade paion fatte di nuovo. Quand'io ci fui, eran tutte sordide e fangose.

STRAGUALCIA. Aviamo a contare i mattoni? Ci sará facenda! Vorrei che noi andassemo piú presto in qualche luogo che facessemo colazione, io.

PEDANTE. Iandudum animus est in patinis.

FABRIZIO. Che arma è quella di quei succhielli?

PEDANTE. Quella è l'arma di questa communitá e chiamasi la Trivella. E,
come a Fiorenza si grida: «Marzocco! Marzocco!» e a Vinegia: «San Marco!
San Marco!» e a Siena: «Lupa! Lupa!», cosí qui esclamano: «Trivella!
Trivella!».

STRAGUALCIA. Io vorrei piú tosto che noi gridassemo: «Padella!
Padella!».

FABRIZIO. Quella la conosco. È l'arme del duca.