FRULLA. A tua posta. Non posso piú presto che ora.

SCENA III

VIRGINIO vecchio e CLEMENZIA balia.

VIRGINIO. Questi sono i costumi che tu gli hai insegnati? Questo è l'onore ch'ella mi fa? Oh sfortunato a me! Per questo ho io campato tante fortune? per veder la mia robba senza erede? per veder la mia casa disfatta, la mia figliuola una puttana? per diventare una fabula del vulgo? per non piú potere alzar la fronte fra gli uomini? per esser mostrato a dito da' fanciulli, deleggiato dai vecchi, messo in comedia dagli Intronati, posto per essempio nelle novelle e portato per bocca dalle donne di questa terra? E forse che non son novelliere! forse che non gli piace di dir male! Giá credo che si sappia per tutto; anzi, ne son certo, ché basta ch'una sola il sappia che, fra tre ore, va per tutta la terra. Disgraziato padre! misero e doloroso vecchio troppo vissuto! Virginio, che farò io? che pensiero ha da essere il mio?

CLEMENZIA. Farai bene di farne manco romore che puoi e veder di proveder, meglio che si potrá, che la torni a casa senza che tutta questa cittá se ne accorga. Ma tanto avesse ella fiato, suor Novellante Ciancini, quanto io credo che sia vero che Lelia vada vestita da uomo! Guarda che elle non dichin cosí perché la vorrebbeno far monaca e che tu gli lassi tutta la robba tua.

VIRGINIO. Come non dice il vero? Ella m'ha per infin detto ch'ella sta per ragazzo con un gentiluomo di questa terra e che egli non s'è ancora accorto ch'ella sia donna.

CLEMENZIA. Potrebbe essere ogni cosa; ma, per me, non lo posso credere.

VIRGINIO. Né io non lo posso credere che non la conosca per donna.

CLEMENZIA. Non dico cotesto, io.

VIRGINIO. Il dico io, ché mi tocca: bench'io stesso mi feci il male, dandola a nutrire a te che sapevo chi tu eri.