Ed anche con questa limitazione, o signore, il mio tema è vastissimo, sterminato; e io fin d'ora prevedo che sarà passata l'ora che mi è assegnata per parlare ed io avrò appena segnato nel vasto quadro qualche linea, avrò appena abbozzato qualche contorno di figura. — Una ragione di più perchè io, senza altri preamboli, entri subito nel mio soggetto.
Che cosa è, o signore, esteticamente parlando, il medio evo? Non si può parlare del risveglio artistico che si manifestò nel dugento senza risalire, un poco o molto, all'epoca precedente. Lasciamo da parte le quistioni politiche, sociali, religiose: limitiamoci a considerare il medio evo nel puro aspetto dell'arte.
Per me, lo dico subito, il medio evo è un'epoca essenzialmente inestetica. I rivendicatori di quest'epoca insorgono contro questa mia affermazione e adducono fatti numerosi e importanti per provare il contrario, ma io credo che essi vadano equivocando e che confondano il vero medio evo con dei fatti che costituiscono appunto la negazione e il principio della cessazione di quell'epoca. Figuratevi che vi sono alcuni i quali mettono fra le glorie del medio evo anche la Divina Commedia! Procedendo di questo passo, chi sa davvero fin dove si arriva, o signore! E perchè, domando io, non si comprende ancora il Canzoniere del Petrarca, il Decamerone del Boccaccio? Perchè non ancora Poliziano e Leon Battista Alberti, la giovinezza di Michelangiolo e quella di Leonardo da Vinci? Tanto, se si deve stare alle nozioni, che impartiscono nelle scuole certi compendi di storia, il medio evo non cessa se non quando Colombo scopre l'America o i Turchi si decidono a entrare in Costantinopoli!!
Queste cose i ragazzi, pur troppo, se le bevono. Ma non è così che si può qualificare un'epoca; non è entro una delimitazione puramente cronologica che è possibile confinarla. Bisogna che noi ci portiamo nel fitto, nel cuore di quell'epoca triste, nel lungo tratto di tempo che va, per esempio, dalla calata dei Longobardi fino alla prima metà del secolo XI, superati d'appena i terrori del Mille e le aspettazioni paurose dell'imminente finimondo.
In quest'epoca, che secondo la tradizione popolare d'accordo col retto criterio storico, costituisce il vero medio evo, o signore, io non riesco a vedere gli elementi dell'opera d'arte. — L'opera d'arte degna di questo nome, resulta dall'accordo di quei certi elementi che, secondo la bella frase di Leonardo da Vinci, formano una «divina simmetria». Bisogna da un lato che l'idea discenda dalla sua vaga astrazione e comunque si umanizzi; bisogna, dall'altra parte, che la materia si elevi e si affini. Da questo umanarsi dell'idea e da questo elevarsi della materia nasce un accordo, un contatto, magari un urto simpatico che fa scattare la divina scintilla. — Ora se voi penetrate nel vero spirito del vero medio evo, che cosa trovate voi invece? Trovate per l'appunto un dissidio, e spesse volte un conflitto aperto e rude tra questi elementi dalla cui unione la buona opera d'arte dovrebbe scaturire.
Da una parte il medio evo è troppo idealista, d'altro lato è troppo materiale; da un canto avete l'ascetismo, il misticismo, l'estasi e le inani sottigliezze del pensiero umano spinte dalla Scolastica agli estremi limiti. Dall'altra avete il regno violento della forza ed il grido perpetuo dei forti: guai ai vinti! A ogni pagina di quella triste epoca vi ricorrono alla mente le parole che Alessandro Manzoni metteva in bocca al moribondo Adelchi, l'eroe rappresentativo di quella epoca:
..... Una feroce
Forza il mondo possiede, e fa nomarsi,
Dritto: la man degli avi insanguinata