Seminò l'ingiustizia; i padri l'hanno

Coltivata col sangue; e omai la terra

Altra messe non dà....

Le grandi potestà del medio evo, Chiesa e Impero, adoperavano ognuna i propri argomenti per porre un'armonia in codesto grande conflitto che dà il carattere e forma come il dramma vivo del medio evo; ma siccome queste due supreme potestà erano esse pure in conflitto tra di loro, tante volte avviene che invece di comporre scompongono, invece di far cessare la discordia la producono in forma più acuta e più violenta. Oggi avete Arrigo IV ignudo e tremante alle porte di Canossa; domani avete Gregorio VII che muore in esilio «per avere amata la giustizia e odiata l'iniquità». E sempre da capo avrete il medesimo conflitto, non componibile mai, sino alle scomuniche di Leone X e al sacco di Roma pei lanzi di Carlo V.

Data questa atmosfera, la vera e completa opera d'arte era impossibile. — Non vi sono fiori in quella devastata landa, o sono così gracili che appena nati muoiono; o sono così misticamente pallidi che il loro colore non può giungere fino ai nostri occhi di carne. Ricordatevi una similitudine di Dante nel Purgatorio:

Come per sostentar solaio o tetto

Per mensola talvolta una figura

Giunger si vede le ginocchia al petto....

Ebbene, in questa cariatide Dantesca a me par di veder raffigurata in qualche modo la vera arte medioevale. Vi è qualche cosa di faticoso, di triste, di pesante nella significazione di quell'arte. Nell'architettura voi notate troppo spesso o una sproporzione geometrica tra le masse ornamentali e le masse organiche, o una sproporzione statica fra la pesantezza e la solidità, oppure avrete l'eccesso opposto. Lo stile ogivale, in favore del quale il romanticismo nel nostro secolo suscitò tanti entusiasmi, ha una singolare istoria, che sarebbe tempo di rivedere con criteri più sereni e più esatti. Invece principiamo, al solito, a generare degli equivoci con una inesatta appropriazione di nomi. Quando l'architettura gotica o ogivale, uscita dall'Ile-de-France, si stende ai paesi del Reno e viene in Italia, s'incontra con le tradizioni romaniche, si congiunge ad esse e in esse trova correzione e temperanza. Allora sorgono degli edifici davvero ammirabili che danno alla architettura una nuova pagina gloriosa. Ma quando il gotico non è che medioevale e non si espande che per forze proprie e si abbandona a tutte le sue passioni, per le linee verticali, allora abbiamo, come ben disse Giulio Michelet, una specie di vera scolastica architettonica, con tutti i suoi errori, le vanità e le sottigliezze decadenti, rappresentati da quelle selve di guglie e tabernacoli, contro le quali non debbono parere poi tanto ingiuste le invettive, che, a nome del luminoso genio del Cinquecento, gli volgeva contro il buon Vasari.

Della pittura è lo stesso. Entrate in quelle tenebrose chiese del vero medio evo, alzate gli occhi agli absidi, guardate quelle figure che hanno qualche cosa fra il grandioso e l'elefantesco, e la mente vostra rimane troppo indecisa se quella sia grandiosità vera o piuttosto una macchinosità inelegante. Manca anzitutto a quelle pitture la completa individuazione, condizione indispensabile dell'opera d'arte figurativa. Infatti gli artisti hanno sempre bisogno di aggiungere alla figura un simbolo che la distingua e la determini. Lo stesso dissidio e la stessa indeterminatezza voi notate cercando la espressione morale di quelle figure. Che vi dicono essi? Quegli enormi Redentori vi destano nell'animo un turbamento irrequieto, un sentimento che non sapete definire. La mano di Gesù si alza a benedirvi, ma i suoi occhi sono così torvi, la sua faccia è così corrugata, che voi rimanete in forse se quello sia veramente un gesto di benedizione o di maledizione.... Insomma, se non fate degli scambietti di storia ma rimanete entro la cerchia del vero medio evo, voi ci troverete lo sforzo, il tentativo, la velleità dell'opera d'arte; l'opera d'arte vera e completa non mai. A tutte le opere d'arti medievali si potrebbe applicare una frase dantesca e chiamarle «automata in difetto». — Quell'agile e complessa fusione che darà per risultato la «divina simmetria» è ancora di là da venire; è ancora troppo lontana.