EPILOGO

DI
ERNESTO MASI

Signore!

È un ufficio modesto quello che io ho da compiere, ma che sapendo compiere con chiarezza e brevità, potrebbe, secondo il famoso precetto d'Orazio, riescir utile e piacevole insieme.

A significarlo con evidenza sento che, a guisar d'esordio, una buona similitudine, presa in prestito da qualche poeta, mi tornerebbe assai bene, ma per quanto la cerchi, non mi vien fatto trovarla adatta, come vorrei. Mi ricorre alla memoria soltanto la dantesca solita:

E come quei che con lena affannata

Uscito fuor del pelago alla riva

Si volge all'acqua perigliosa e guata.

Ma la lena affannata, che sarebbe la vostra, o signore, l'acqua perigliosa, che sarebbe la materia delle conferenze passate.... Oibò! non conviene per nessun conto! Dico dunque senz'altro che ricordarvi le principali cose discorse finora, accennarne qualche generalità comprensiva dei molti particolari, che vi furono esposti, additar qualche nesso, qualche correlazione fra l'uno e l'altro argomento e riepilogare le conclusioni più importanti, potrebbe riescir utile e piacevole insieme, appunto come dopo un lungo viaggio (questa volta la similitudine è un po' vecchietta, ma per compenso convenientissima) s'ama riandare, fantasticando, le cose vedute, non però in modo da rifarcene in mente una ridda vertiginosa di monti e di foreste, di laghi e di piazze, di chiese e di palazzi, di musei e di campanili, ma riordinando dentro di noi e scegliendo con discrezione quello che in natura ci parve più bello, in storia più caratteristico, in arte più fecondo di consolanti idealità da mettere in serbo per la vita.