Dura ancora in parecchi libri di storia l'usanza d'arrecare la fondazione del gran regno dell'Italia meridionale ai quaranta pellegrini Normanni, reduci da Terra Santa, che capitati a caso a Salerno verso il 1016, e sdegnati d'un sopruso che i Saraceni voleano far patire a quel principe longobardo Guaimaro, gittano a un tratto sarrocchino, cappellaccio e bordone, brandiscono le loro spade, vendicano Guaimaro e se ne vanno senza voler accettare alcuna ricompensa. Ma poi narrate ai loro compatriotti le meraviglie e le ricchezze dei paesi veduti gli invogliano di conquistarli o, come altri pretendono, è lo stesso Guimaro che li richiama. La critica moderna, se non nega addirittura quel fatto, lo anticipa però di parecchi anni non solo, ma mostra che non ha alcuna correlazione colla vera conquista Normanna. I Normanni compariscono bensì nell'Italia meridionale tra il 1016 e il 1017, ma come ausiliari di Pugliesi insorti contro la signoria Bizantina, i quali Pugliesi sono favoriti così dal Papa (speditore dei Normanni da Roma) come dal principe longobardo di Salerno. E domata dai Bizantini l'insurrezione Pugliese, prostrate a Canne le forze dei due capi degli insorti, Melo e Datto, i Normanni si disperdono come mercenari qua e là. Questo l'umile principio della loro fortuna, movendo dal quale, e astuti, fedifraghi, quanto valorosi, in poco più di cent'anni sfolgorano i rottami di tutte quelle vecchie istituzioni longobarde, greche, comunali che ingombravano ancora il largo campo delle loro ambizioni e delle loro cupidigie e fondano un regno durato bene o male, e in mezzo a tanta instabilità d'italiane fortune, oltre a sette secoli, poichè fin d'allora comprese quasi tutto il territorio che fu il regno delle due Sicilie fino al 1860[28].
Più del riandare le straordinarie vicende della conquista normanna, più del ricordarvi i nomi de' suoi eroi da Roberto il Guiscardo al primo ed al secondo Ruggero, importerebbe al mio tema notare le conseguenze, che ebbe tale conquista nella storia italiana e le relazioni che passarono tra il nuovo regno fondato dai Normanni e le altre parti d'Italia.
Furono varie, moltissime, nè potrei sperare neppure di accennare le più notevoli, senza trapassare di troppo i limiti cronologici, che a queste conferenze furono per ora segnati. Per farvi osservare quelle di ordine più generale diciamo intanto che col nuovo regno meridionale tutta quell'immensa regione fu sottratta per sempre a due delle forme politiche principali, che dalla fine del secolo X fino quasi al XV dominano la storia italiana, alla sovranità cioè del ricostituito Impero occidentale ed al regime comunale, mentre poi qualche vestigio di questo durò colà più che altrove e vi prese anzi a lungo andare, più che l'antica forma di partecipazione diretta al governo dei nostri Comuni medievali, quella, direi, più moderna (benchè feudale di origine) di partecipazione rappresentativa di alcuni ordini, di alcuni ceti almeno, se non di popolo intiero.
Ma un'altra correlazione e conseguenza importante, e più circoscritta ai tempi, dei quali ci occupiamo, è quella, che accennai già parlando del Papato e del Comune di Roma, vale a dire che avendo i Normanni ottenuta dal Papa l'investitura della loro sovranità nel continente e nella Sicilia, la Chiesa potrà anch'essa apparire così e per la prima volta quale suprema sovranità feudale, e ciò alla vigilia della sua prima lotta contro l'Impero, e se ne varrà con un intuito politico chiaro, fermo, sicuro, perseverante per contrabbilanciare tutte le ambizioni dell'Impero, poi, quando i Papi avranno fatto passare la corona Normanna dagli Svevi agli Angioini, per determinare il trionfo definitivo della parte guelfa o papale in tutta l'Italia, trionfo tale che, dopo la battaglia di Benevento del 1266, dir parte guelfa e dir Comune di Firenze sarà tutt'uno[29].
Così, o signore, vi fu tracciato nelle sue linee maggiori tutto il gran quadro storico, entro al quale all'uscire dalla notte della barbarie doveva ridestarsi la vita italiana. — Ma essa è ancora ai primi passi. — È per questo che nel tempo, che avete attraversato, la parte puramente storica ha dovuto di necessità prevalere e vi si è più dovuto parlare di barbari e di feudatari, di Papato e d'Impero, di vassalli maggiori e minori, di Borgognoni e Normanni, e di quelle prime, quasi misterioso aggregazioni, entro alle quali si vien formando il Comune, di quello che vive propriamente della vita, che ricomincia a essere vissuta fra mezzo a tutte quelle istituzioni storiche del primo Medio Evo; vi si è dovuto parlare insomma, se mi è permesso di esprimermi così, più del contenente che del contenuto. Egli è, o signore, che, affinchè il popolo italiano ricominci a vivere quella che giustamente fu chiamata la seconda sua storia, affinchè
Dagli atrii muscosi, dai fôri cadenti,
Dai boschi, dall'arse fucine stridenti,
Dai solchi bagnati di servo sudor,
si ridesti finalmente quella massa confusa di gente, che il poeta ha chiamato:
Un volgo disperso, che nome non ha.