L'uomo si chiamava Lanzone; non è facile darvene notizie maggiori, per quanto si tratti di uno dei più grandi caratteri del secolo undicesimo.
S'è saputo, o s'è congetturato solamente dugent'anni dopo, che appartenesse alla famiglia Da Corte, famiglia prolungatasi nell'aristocrazia lombarda fino all'epoca degli Sforza. Un solo cronista s'è occupato con qualche precisione di lui; fortunatamente è un cronista vissuto a Milano nella seconda metà del secolo undecimo, Landolfo il Vecchio; ed è su quelle indicazioni, confermate nelle particolarità sostanziali dal cauto e severo linguaggio di Arnolfo, che una critica perspicace e affettuosa ha potuto, negli ultimi tempi, trarre l'uomo dal mito e riprodurre, innanzi ai contemporanei, che le potrebbero utilmente copiare, le fattezze di questo magnanimo del tempo antico.
Può dunque ritenersi per assodato:
Che Lanzone apparteneva alla più alta nobiltà feudale (nobilis et Capitaneus altus) ed alla più importante magistratura del Ducato, come giudice del sacro palazzo;
Che, determinato a impedire lo sterminio di cui la parte aristocratica minacciava, vincendo, la plebe ribelle, si gettò nel tumulto contro i proprî amici, assetati di vendetta, e fu eletto per unanime fiducia Capitano del popolo;
Che, riprendendo l'offensiva, seppe guidare le schiere insorte con tanto vigore e tanta sagacia da obbligare i nobili, di qualunque grado, ad uscire nascostamente colle loro famiglie, dalla città;
Che avendo i nobili fuorusciti, coll'aiuto dei conti della Martesana e del Seprio, posto l'assedio intorno a Milano, questa sotto la guida di Lanzone, resistette per quasi tre anni a tutti gli orrori della guerra e della carestia, combattendo quasi ogni giorno ed opponendo ad offese formidabili sapienti difese;
Che, mosso da un duplice concetto, militare e politico, Lanzone si recò, sullo scorcio del 1043, in Germania, dove stipulò coll'imperatore Enrico il Nero un trattato d'alleanza, basato sopra un eventuale intervento di milizie tedesche in Milano;
Che, ritornato fra i combattenti e ripensando al pericolo di questo intervento, aperse trattative coi nobili fuorusciti, comunicando loro il patto di alleanza e persuadendoli della impossibilità in cui si sarebbero trovati di resistere ad un duplice assalto;
Che, avuta facoltà da entrambe le parti, di proporre condizioni di pace, esortò i nobili a rinunciare per sempre al dominio della città, a rientrare pacificamente nei loro palazzi, accordando e ricevendo ampia amnistia per le reciproche violenze di guerra, e impegnandosi a discutere tranquillamente con tutti gli altri cittadini i comuni interessi;