Rodolfo III, detto l'Ignavo, per rendere giustizia alle sue qualità intellettuali e morali, aveva regnato per circa 38 anni, ed aveva sposato in seconde nozze una regina Ermengarda, che pare fosse donna degna di più virile consorte.
La storia di questo regno non è infatti che una lunga lotta fra il debole monarca e la folla dei suoi baroni, che, prevedendo la fine della dinastia, volevano trarne partito per affrancarsi da ogni vincolo d'investitura.
In una situazione di questa fatta, sarebbe stato facile al conte Umberto di volgere le influenze dell'alta sua carica contro Rodolfo e convertire in un principato indipendente e più vasto i possedimenti che a titolo feudale teneva. Invece stette egli risolutamente dalla parte del debole. Il Conestabile di Borgogna fu il più assiduo compagno di Rodolfo III, il più fedele e il più energico consigliere della regina Ermengarda. E quando il vecchio sovrano morì nel 1032 e il suo nipote Oddone di Sciampagna sorse a reclamare l'invidiato retaggio[12] il conte Umberto rispettò il testamento, che chiamava al trono di Borgogna il re di Germania, stretto parente di Rodolfo III; e scortò personalmente la vedova regina, insidiata nella sua libertà, fino a Zurigo, dove l'imperatore Corrado accolse entrambi con grande effusione e splendidi donativi.
Alla guerra che mosse allora Corrado contro l'usurpatore dell'eredità di Rodolfo, non è certo che il conte Umberto abbia partecipato. Ben vi concorse, e con altissimo grado, nel seguente anno 1034, in cui Oddone, rotti gli accordi, riprendeva le armi e raccoglieva contro il successore imperiale tutte le forze de' suoi congiunti e dei baroni alleati suoi.
Fu allora che Umberto Biancamano, già illustre sul versante borgognone delle Alpi per gli alti fatti e le regie parentele, apparve anche sul versante italiano personaggio di molta autorità e di intera fiducia.
Poichè a lui, come al più rinomato capitano d'allora, affidarono il comando di un forte nerbo di truppe i due potenti alleati dell'imperatore in Italia, Bonifacio marchese di Toscana ed Ariberto arcivescovo di Milano.
I quali pare che conducessero personalmente il loro esercito fino ad Aosta, ai piedi del Gran San Bernardo, e che lì ne assumesse il conte savoiardo la direzione. Certo, capitano e soldati si condussero, in quella guerra, con molto e fortunato valore. Se dobbiamo credere ad uno storico non italiano, il signor Frézet[13], fu anzi in una battaglia comandata dal conte Umberto che Oddone di Sciampagna restò prigioniero e fu condotto a' piedi dell'imperatore Corrado, il quale generosamente gli perdonò.
Ciò non tolse che poi, con una seconda slealtà, questo Oddone scendesse in campo nuovamente contro Corrado, approfittando dei torbidi scoppiati tre anni dopo in Lombardia. E qui si trovò a fronte di Gozelone, duca di Lorena, il quale lo affrontò e lo uccise. Ma da questa lotta per la successione borgognona uscì Umberto Biancamano con altro e largo aumento di gloria e di potere.
La parte ch'egli sosteneva aveva trionfato. La Borgogna era divenuta ciò che il testamento di Rodolfo III aveva ordinato, un dominio aggiunto ai re di Germania. Ma questi, in continua lotta cogli Slavi, cogli Ungheri e coi Comuni italiani, non potevano dedicare troppo tempo alla pacificazione ed all'ordinamento del nuovo dominio. Dovettero quindi affidare ad altri l'importantissimo ufficio, e nessuno parve a ciò più adatto del conestabile Umberto, l'intelligente e fedele amico della regina Ermengarda, nel quale gli avvedimenti politici s'equilibravano colle virtù militari. Così il valoroso conte, che era già stato il consigliere di Enrico II per gli affari di Borgogna, divenne co' suoi successori, Corrado II ed Enrico III, il depositario della loro autorità, quasi l'alter ego del principe nei territori del regno aggiunto. Non si vede infatti che, fino alla sua morte, altri personaggi esercitino in Borgogna azione delegata eguale o maggiore della sua. Soltanto dopo che il suo nome scompare dalle carte e dagli eventi dell'epoca, s'istituisce in Borgogna un organismo nuovo di Rettorato o Vicereame, il cui primo titolare politico nell'anno 1057 è Rodolfo, conte di Reinfelden.
È in questo ventennio, fra il 1035 e il 1055, che la casa Umbertina grandeggia e comincia a pigliare andamenti e diritti di sovranità indipendente. I favori imperiali piovono su di essa, a misura che il loro capo consolida, colla sua forte e savia amministrazione, la riunione della Borgogna all'Impero. Quindi, l'alto dominio sulla valle di Maurienne, la contea di Belley, il Chiablese, la Tarantasia, i castelli di Morat e di Chillon, una gran parte del basso Vallese vengono ad aggiungersi, per donazione di principe, agli antichi possedimenti del conte Umberto. La famiglia savoina viene sempre più risalendo i versanti occidentali delle Alpi; pensiero giusto e politico dei re di Germania, i quali, avendo più volte a combattere nemici così nella valle del Rodano come in quella del Po, sentono l'utilità di lasciare le chiavi del passaggio fra queste due valli nelle mani d'un custode fedele e potente, che non se le lascerà togliere nè da insidie nè da minaccie.