L'episodio che allora si svolse nel famoso castello non ha d'uopo d'essere per la centesima volta raccontato. Rimane nella memoria dei posteri come un duplice eccesso, che, secondo l'indole degli eccessi, non giovò a nessuno e nessun bene fruttò. Un immenso orgoglio a fronte di una immensa umiliazione: ecco lo spettacolo che diedero di sè ai contemporanei i due uomini che avrebbero dovuto, in tanto infuriare di passioni e di eventi, mantenere al loro dissidio le forme austere della dignità.

Più degli uomini furono in quell'episodio prudenti e savie le donne; Adelaide specialmente, che usò di tutta la sua autorità sull'imperatore di cui era madre e sul pontefice, a cui come figlia era cara, per attutire gli sdegni, sollecitare gli accordi e preparare riconciliazioni durevoli.

Non riuscì a quest'ultimo scopo, poichè l'indole umana si ribella ai ricordi della violenza. Enrico IV e Gregorio VII, si separarono col bacio sulle labbra e col fiele nel cuore. Entrambi finirono la loro vita, lontani da quel potere che per entrambi era stato cagione di tanto eccesso. Gregorio VII moriva a Salerno, ospite d'uno fra quei Principi temporali[14], sui quali egli aveva preteso di esercitare così orgogliosa supremazia. Enrico IV moriva di crepacuore a Liegi, deposto e perseguitato dal figlio suo; triste vendetta delle ingiurie e dei patimenti, fra cui aveva vissuto Berta di Savoia, moglie dell'uno e madre dell'altro!

Così accade ai violenti, sui quali, presto o tardi, scende quella giustizia, riparatrice, che non teme nè le tiare nè le corone.

E che ai violenti non piegasse la fronte Adelaide di Savoia, memore forse o forse presaga della fierezza che alla sua stirpe incombeva, lo dimostra un altro episodio, che precedette di pochi anni la sua morte.

Mentre Enrico IV, vincitore a sua volta di Gregorio VII, occupava Roma e v'insediava un altro Papa, s'era recata la contessa Adelaide a fargli visita; e al seguito suo s'era aggiunto, cercando protezione, un monaco, Benedetto, abate di San Michele alla Chiusa, che aveva tenuto nell'Alta Italia contegno favorevole al Papato contro l'Impero.

Caduto questo monaco, per insidie tesegli, nelle mani degli sgherri imperiali, si stava per farne strazio, coll'esplicito assenso di Enrico, quando Adelaide, saputo il fatto, si presentò immediatamente all'Imperatore, reclamando la libertà dell'abate ch'essa aveva guarentito contro ogni offesa. Le prime ripulse del genero non iscoraggiarono la contessa, che dalle preghiere passò alle minaccie. E l'Imperatore, il quale conosceva più che altri la potenza della suocera sua, e temeva di vedersi impedito il cammino da un esercito ch'essa avrebbe potuto radunare al piè delle Alpi, non osò prolungare la resistenza e fece restituire al monaco la sua libertà.

Con questi modi e con questa indipendenza Adelaide regnava; e seguiva in ciò scrupolosamente le tradizioni del conte Umberto, che ai deboli ed agli oppressi era stato sempre largo del favor suo. Le stirpi hanno come i paesi, una costante fisonomia; e come non riuscireste a trovare, fra tutti gli Stuardi, un filantropo, non vi sarebbe possibile scovare un tiranno, fra tutti i principi di Savoia.

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Quando la gran contessa morì, una specie di guerra di successione scoppiò fra gli eredi, presunti o legittimi, e mise a brani lo Stato.