È un fatto che la storia non può dissimulare e che produsse conseguenze durate per qualche secolo.

Ma ho già avuto qui l'occasione e l'onore di dire che nei fenomeni storici di lunga evoluzione non è già qualche soluzione di continuità che possa scemarne la verità o la logica. La vita umana è continuamente interrotta dal sonno; eppur si ritrova, alla fine d'ogni intervallo, piena di unità e di efficacia. Nè la vita dei popoli è in ciò diversa dalla vita degli individui. Subisce alternative di stanchezza o di sconfitta, dopo le quali il pensiero direttivo o l'istinto ripigliano lo svolgimento di prima. Se ciò non fosse, sarebbe disperato lo sforzo di cercare nella storia virtù di esperienza o insegnamenti di civiltà. La storia diventerebbe un tumulto di fatti, una successione di violenze, in mezzo alle quali nessun pensatore potrebbe trovare barlume di una legge progressiva dell'umanità.

Chi pensa, per esempio, che la storia di Roma antica non abbia uno svolgimento di mirabile continuità, perchè i Galli poterono spingere il loro Brenno entro le antiche mura, ed accamparvisi come padroni?

Chi crede che non cominci da Rodolfo d'Habsburg la stirpe imperiale d'Austria, perchè dopo suo figlio, un'altra casa di Lussemburgo ha potuto dare due o tre sovrani alle popolazioni germaniche, lacerate dalla guerra civile?

Lo stesso fato dominò nei primi tempi la casa di Savoia; ma essa afferrò il fato con robuste braccia e lo vinse.

Morta Adelaide, parve per qualche tempo che la fortuna avesse abbandonato al di qua delle Alpi, la casa Umbertina.

Il marchese Bonifacio del Vasto, lontano parente di quella casa, mosse subito le sue forze contro Asti ed Albenga. Corrado, figlio dell'Imperatore e nipote della defunta Adelaide, occupò le migliori terre della contea di Torino. Lo stesso Enrico IV varcò le Alpi e scese con un esercito sopra Montebello. E, incuorati da siffatte usurpazioni, alcuni fra i maggiori Comuni, come Torino e Chieri, innalzarono bandiera d'autonomia e cercarono ritornare al dominio nominale dei vescovi, che non sempre rispettavano le libertà onde erano proclamati custodi.

Contro queste usurpazioni e queste riscosse era solo a lottare Umberto II, figlio di Amedeo, rimasto giovanissimo a governare quegli Stati, retti fino allora da mani così gagliarde e da esperienze così provette.

E cominciò allora un secolo di contestazione e di lotte, nelle quali la casa di Savoia, ora avanzando, ora retrocedendo, non perdette mai il rispetto alle sue tradizioni e la fede nel suo avvenire cisalpino. Non abbandonò le prische sedi, poichè nelle valli savoiarde e svizzere battagliò lungamente, mutando ed acquistando terre e castella; ma tenne l'occhio fiso al dominio italiano, che dopo il matrimonio con Adelaide Manfredi, era diventato il pernio della potenza e la seconda patria della dinastia Umbertina.

Per molti lustri, il successo rimane dubbio, i contrasti son fieri; v'è un'epoca, in cui la famiglia si spezza in due rami, e sembra che scompaia l'unità della tradizione dinastica. Ma la virtù e la sagacia suppliscono a qualche difetto di fortuna o di energia. Non sempre giova affrontare la bufera alpina a viso eretto. Questa vi avvolge e vi trascina giù pei burroni. Se invece, curvandovi, lasciate passare l'uragano, rimanete al vostro posto e potete rizzarvi più forte e più sicuro di prima.