Soltanto non convien credere che codeste scuole d'arti approfondissero molto lo studio della giurisprudenza. Si tenevano più o meno sulle generali; e così accade che perfino i migliori, come Anselmo Peripatetico, non potessero gareggiare coi giuristi di professione.
D'altra parte c'erano anche scuole speciali di diritto romano.
Quella di Roma si è mantenuta anche nei secoli barbarici. Certo, esisteva nel secolo VI; e lo deduciamo dall'editto di Atalarico sullo stipendio dei professori, e da un brano della prammatica sanzione del 554, in cui Giustiniano ordina di pagare, come per l'addietro, le annonæ ai grammatici, agli oratori, e anche ai giureperiti. Lo stesso Giustiniano indica chiaramente la scuola di Roma come una delle tre scuole ufficiali dell'impero. Nè può dirsi ch'essa si perdesse così subito.
È però giunto un momento, in cui il posto di Roma è stato preso da altre scuole, che già prima eran venute in fama. Alludo specialmente a Ravenna, dove già da lungo tempo esisteva uno studio di grammatica e rettorica. E in breve i vanti di Ravenna doveano ecclissare quelli di Roma, tanto più che le relazioni di Ravenna con l'Impero eran più dirette. Odofredo racconta, che lo studio era stato altra volta a Roma, ma che poi era passato insieme coi libri legati nella Pentapoli e a Ravenna, che in Italia avea tenuto il secondo posto. E anche cerca di precisare il tempo: propter bella quæ fuerunt in Marchia, a cagion delle guerre che ci furon nella Marca; ma non è ben chiaro, nè si sa, quali propriamente fossero. Il Fitting pensa alle guerre della seconda metà del secolo XI, che si combatterono appunto fino alle porte di Roma, e nella stessa Roma, contro Gregorio VII, dal 1081 al 1084. Certo una frase del cardinale Atto (morto nel 1083) mostra che, ai tempi di Gregorio VII, gli studi in Roma eran veramente decaduti; ma il cardinale ne attribuisce la causa alle condizioni poco salubri della città, per lo che si durava fatica a trovare professori che volessero dimorarvi. Insieme si vede, che c'erano altri studi, i quali avevano offuscato quello di Roma.
Comunque la scuola di Ravenna era molto frequentata e fiorente già verso la metà del secolo XI; e lo deduciamo da una notizia che si trova in Pier Damiani. Il quale riferisce una sua disputa, che nell'estate del 1045, avrebbe avuto appunto coi giuristi di quella città, e ne risulta che il diritto romano era seriamente insegnato, e che gli insegnanti erano giudici ed avvocati. La scuola tendeva a mitigare l'impedimento della cognazione, stabilito dai canoni, ed è su questo tema che si aggirò la discussione. Pier Damiani stava per la interpretazione canonica. Insieme è osservabile che la opinione dei giuristi ravvennati, nonostante la confutazione di Pier Damiani, si fece largo sempre più sì da costringere il Papa a portarla davanti al Concilio lateranese del 1063, e combatterla poi in una sua costituzione diretta ai vescovi, agli ecclesiastici e ai giudici d'Italia. Ciò mostra il grado ascendente della scuola. Inoltre i capitoli pubblicati da Arrigo III a Rimini, l'anno 1047, accennano ad alquanti legisperiti, nei quali era sorto il dubbio, se i chierici dovessero prestar giuramento, o delegare questo ufficio ad altri. Quei legati ricordavano una legge, che Teodosio Augusto aveva indirizzato a Tauro prefetto del pretorio; e la circostanza del luogo, non lontano da Ravenna, dove Arrigo pubblicò la sua legge, può far credere che la disputa si agitasse colà. E anche un altro documento attesta in favore di questa scuola. È un nuovo segno di vita, che essa dà, ancora nel 1080, col libello, che Pietro Crasso, ravennate, mandò ad Arrigo IV, perchè se ne servisse nel sinodo di Bressanone. È una scrittura che mostra molta erudizione in chi l'ha dettata, specie una profonda conoscenza del diritto romano.
Un'altra scuola appartiene pure a questi tempi: vo' dire la scuola langobarda di Pavia, che non può essere trasandata nella storia del pensiero giuridico italiano.
Essa nacque da piccoli germi. I fattori che concorsero a formarla sono: la Curia palatina, che si stabilì a Pavia sullo scorcio del secolo X; e la scuola di grammatica, della quale si hanno traccie fino dai tempi di Re Cuniberto, ma che propriamente deve essersi rialzata sotto gli Ottoni, quando, sedate le lunghe e antiche turbolenze, gli animi riversarono negli studi la loro gagliardia. La scuola di diritto si svolse appunto dal seno della Curia palatina; ma l'antica scuola di grammatica vi ha apparecchiato il terreno. Se più vuolsi, furono i giudici palatini, o alcuni di essi, che, senza lasciare la pratica, cominciarono ad insegnare. Infatti Sigifredo, uno dei più antichi glossatori della scuola, era judex sacri Palatii; e parimenti lo erano Bonfiglio, Armanno, Walfredo; ma anche altri fungevano da giudici o patrocinavano cause. Le Expositio dà loro il nome di judices e causidici. D'altra parte, erano uomini venuti su nella vecchia scuola di lettere; ed è questa loro educazione, che probabilmente li ha spinti a consacrarsi allo studio ed all'insegnamento del diritto. Certo è: se riescono a ripulirlo, e ad elevarlo a teoria, fu nel soccorso della grammatica, della dialettica, della ragione umana imparate in quella scuola; e senza essa neppur la scuola di diritto avrebbe potuto attecchire. Così Walcauso è chiamato rethor nella collezione che va sotto il suo nome:
. . . . . rectis quod strinxit rethor habenis
Walcausus meritus.
Il glossatore Sigifredo, che ricordammo dianzi, era versatissimo nella rettorica, oltre che nel diritto. Lanfranco, lo abbiamo già detto, era stato educato fino dalla puerizia in scholis liberalium artium.