In Inghilterra la contessa di Warvick, preoccupata dal disagio di molte ragazze di condizione civile, pensò di procurar loro il mezzo di trovarsi un'occupazione per fare una vita agiata e igienica, e istituì un collegio che potesse dare un'istruzione agricola, con l'aggiunta di molti ettari di terreno, serre, orto, pollaio, alveari e vaccheria, affinchè, all'istruzione teorica impartita da esperti professori, ci fosse unita la pratica.
Visto che ogni allieva, uscita dal collegio, trovava subito un buon impiego in qualche azienda agricola, il numero delle studentesse aumentò tanto che non solo la contessa di Warvick dovette comperare un castello circondato da cento e quaranta ettari di terreno per dare al suo collegio il modo di espandersi, ma poi sorsero parecchi altri istituti dello stesso genere che furono tutti molto frequentati. Quando sull'esempio della donna inglese, ho veduto istituirsi anche da noi sul medesimo tipo una scuola a Niguarda situata in una bella villa contornata da un podere con vaccheria, pollicoltura, alveari, bachicoltura, — ho applaudito di cuore alle persone benefiche che davano le loro energie e i loro denari per un'opera tanto utile, e pensai che sarebbe stata frequentata da un bel numero di allieve, che poi sarebbero andate a estendere le loro cognizioni nelle campagne con grande vantaggio dell'agricoltura, contente d'essersi trovata un'occupazione proficua per tutta la vita; e pensavo che le stesse possidenti avrebbero approfittato di quella scuola per poter acquistare cognizioni utili onde dirigere con sapienza le loro terre, per ricavarne maggior reddito e nello stesso tempo avere un'occupazione interessante per i lunghi mesi di villeggiatura e poter essere d'esempio e d'istruzione alle loro dipendenti.
Invece ben poche allieve si sono iscritte alla scuola di Niguarda, forse perchè le famiglie e le stesse fanciulle, non sono abbastanza evolute per comprenderne tutti i vantaggi, e forse per il pregiudizio che il lavoro campestre sia troppo umile, errore che dobbiamo distruggere invece, persuadendo il popolo che non v'ha nessun lavoro umile purchè sia fatto con amore, che quello della coltura dei campi, del giardinaggio, dell'allevamento degli animali domestici, oltre ad esser fonte d'infinite soddisfazioni, perchè ci mette a contatto colle forze vive della natura, è un lavoro adatto per uomini e donne, per ricchi e poveri, per vecchi e giovani, dà infinite soddisfazioni morali, ed è fonte di ricchezze; i doni della terra sono inesauribili, e se ben diretto, il lavoro dei campi si muta facilmente in industria e il coltivatore può trovarvi il principio di vera prosperità per sè e per il proprio paese.
L'elevazione e l'educazione delle lavoratrici della terra sarebbe un vasto campo aperto all'operosità delle signore benefiche. Ora l'elemosina non basta per sollevare gli umili, bisogna educarli, insegnar loro un lavoro fecondo e redimerli dall'ignoranza e dalla superstizione.
Si riuniscono congressi, si fanno leggi per le lavoratrici delle risaie, per le malattie del lavoro, per gl'infortunii, si desta l'attenzione colla pubblicità sopra tante miserie ignote; perciò è sperabile che le mie non siano parole gettate al vento, e che qualche cosa di utile si riesca a fare anche per le lavoratrici della terra. L'esempio deve darlo il Governo con lo stabilire facili comunicazioni e rendere le strade sicure specialmente nell'Italia Meridionale, dove i possidenti dovrebbero prendere esempio da quelli della Toscana e dell'Alta Italia e vivere qualche mese dell'anno nelle loro terre, mettersi al contatto coi loro contadini invece di lasciarli morire di fame, sfruttati come sono da avidi intermediarii e rovinati dall'usura.
Come si troverebbero compensati se invece di sciupare il denaro e le energie vivendo sempre fra i passatempi delle grandi città, si adoperassero a beneficio dei loro possedimenti e a migliorare la sorte dei loro contadini!
Quando esco dall'Italia, e vedo come sono tenute le case rurali dei paesi vicini, mi sento arrossire dalla vergogna pensando in che miseri tuguri vivono le famiglie dei nostri contadini, dove entrando si sente un tanfo che ci toglie il respiro, e compiango i poveri esseri condannati a passarvi la vita, oppure a trascorrere le lunghe serate d'inverno nell'aria poco respirabile delle stalle, mentre a pochi passi, quando si entra nella vicina Svizzera, si vedono subito casette bianche, pulite, dove dalle finestre pendono rami di garofani e di geranî fioriti che dànno una nota allegra al paesaggio ed invitano ad entrare.
Nell'interno, aria e luce, piccole stanze dalle pareti bianche, immacolate, e tavole di legno ricoperte da tovaglie pulite, sulle quali le bianche stoviglie invitano a rifocillarsi. Ecco una contadina dalla faccia fresca e paffuta, vero ritratto della salute, lascia il tombolo o il ricamo a cui stava intenta e che le serve a passare il tempo dopo il lavoro dei campi e della casa, e vi offre una tazza di latte o di cioccolata, e noi si prova la sensazione che in quella casa alberghi l'agiatezza e la felicità forse meglio che nelle dimore dei ricchi.
La donna può far molto per rendere piacevole la casa, ma prima deve possedere una casa e non un tugurio, e poi deve essere educata all'amore del bello per poter tenerla in ordine e pulita, ed anche renderla elegante con qualche fiore, anzi, quando l'istruzione l'avrà resa più esigente sentirà essa stessa la necessità di vivere in un ambiente più civile.
Le signore che hanno introdotto nelle campagne le industrie femminili, e si sono avvicinate così alle loro dipendenti, creando per loro un'occupazione che aumentandone il benessere è atta a sviluppare il senso artistico, dovrebbero dar loro consigli utili di tenere pulite ed ordinate le loro case e di adornarle e renderle più belle con qualche vaso in fiore o con canestri di frutta olezzanti.