Così a poco a poco la febbre dell'officina invase tutta la famiglia dell'agricoltore, che sdegnò il lavoro fecondo e salubre della terra il quale dà pane e vigore alle membra, per lasciarsi attirare nell'orbita dei grandi stabilimenti industriali.

Le prime donne entrarono timidamente nelle officine vincendo l'opposizione dei loro compagni, che in esse vedevano delle serie concorrenti, e procuravano inutilmente di tenerle lontane calcolandole poco atte a quei lavori, precisamente come ora si cerca di escluderle dalle professioni e dagli impieghi più elevati.

Ma la crisi dell'agricoltura, la questione economica che s'imponeva, e più di tutto l'aiuto degli industriali i quali trovarono la loro convenienza nell'impiego di operaie, fecero in modo che le piccole schiere delle lavoratrici dell'officina andarono via via ingrossando, divennero legione, il ruscello si mutò in torrente impetuoso e la donna penetrò in tutte le fabbriche, invase tutti i rami dell'industria e da molti scacciò gli uomini che si mostrarono impotenti a resistere alla concorrenza delle loro donne.

È naturale: l'industriale vide subito il vantaggio che gli derivava dall'impiego della donna. Prima perchè si contenta d'una mercede minore di quella dell'uomo, poi perchè è più docile, paziente, meno distratta dai compagni, più esatta in certi lavori pei quali ha più altitudine e buon gusto dell'uomo; abituata ad occuparsi da mane a sera nei lavori domestici è più resistente ad un'occupazione continua, tenuta lontana dalla vita pubblica comprende difficilmente il vantaggio dell'associazione; qualche volta infatti le operaie non si lasciarono indurre a scioperare e da sole continuarono a lavorare dando così la vittoria agli industriali, che anche per questa ragione favorirono il loro ingresso nelle officine.

In seguito, acquistata una certa pratica ai lavori, sono state sempre più apprezzate ed hanno provata la loro resistenza anche alle opere più faticose ed insalubri, ciò che dà una smentita a coloro che riguardano la donna come un essere fragile e delicato che quasi debole pianticella non possa resistere non solo alle bufere ma nemmeno a un colpo leggero di vento.

Ormai non v'è ramo d'industria dove la donna non abbia trovato occupazione; non parlo dei lavori di ricamo, di biancheria, di mode, nei quali le donne vengono impiegate quasi esclusivamente; ma esse trovano lavoro in numero rilevante nelle filature di seta, di lino e di cotone, nelle fabbriche di tessuti, nelle tintorie, nell'industria degli aghi, delle penne d'acciaio, dei vetri, delle porcellane, degli smalti; nelle fabbriche di nastri, bottoni, saponi, candele, oggetti di cuoio, guanti, merletti, passamanerie, dolci, prodotti chimici, carte, stracci, cappelli di paglia, pelliccie, giocattoli, intagli in legno, orologi, zolfanelli; nelle stamperie, fotografie, legatorie di libri, nella lavorazione di gioielleria e pietre preziose e perfino nelle fabbriche di mattoni, opere murarie e miniere e negli stabilimenti d'elettricità, ecc.; tanto che non c'è ramo d'industria ove la donna non dia l'opera sua, e già più di cinque milioni di donne contribuiscono all'incremento del lavoro nazionale.

Col progresso dei tempi e colla questione economica che si fa sempre più grave era inevitabile che la donna portasse fuori dalle pareti domestiche la sua operosità; soltanto, visto che il campo è vasto, dovrebbe fare una scelta e non volgersi a quei generi di lavori che domandando un eccessivo sforzo fisico possono esser fatali a lei e ai figli pei quali ella deve dare tutte le energie del suo organismo.

Quando la donna delle campagne sarà più istruita ed evoluta darà lei l'indirizzo del lavoro alle sue figlie, e la scelta della loro occupazione sarà fatta dopo mature riflessioni, e con sani criteri, come nelle classi più colte, procurano di fare i genitori riguardo ai figliuoli.

Il bisogno che ci spinge a scegliere un'occupazione è spesso un cattivo consigliere; non tutti abbiamo le medesime tendenze e la medesima forza fisica, e una madre non dovrebbe mandare all'officina, dove molte persone si trovano rinchiuse e agglomerate in uno spazio ristretto, fra miasmi ed esalazioni di prodotti poco salubri, le fanciulle gracili e delicate; per queste scelga la vita dei campi, l'aria aperta, dove si allargano i polmoni e il corpo acquista nuovo vigore, ispiri loro l'amore e il sentimento della natura e le persuada che migliorare colle proprie cognizioni ed esperienza i prodotti della terra, dà maggiori soddisfazioni che passar le giornate occupate in un lavoro meccanico, monotono, che toglie ogni iniziativa e riduce le persone come tanti automi, fiacca il corpo e lo spirito di chi non ha una costituzione vigorosa e resistente.

Ci vorrebbe una legge come pel servizio militare, che escludesse da certi lavori le fanciulle deboli, anche per il bene delle generazioni future; ma sono esse le proprie peggiori nemiche, spinte alle officine a rovinare la salute e forse a corrompere il cuore, dalla vanità, credendo di elevarsi sulle compagne dal bisogno d'un pronto guadagno, ed anche perchè quel trovarsi unite ad altri compagni di lavoro, specialmente dell'altro sesso, è per loro fonte di piacere. Che importa se escono dalle lunghe ore di lavoro in ambienti chiusi, stanche, colle faccie smorte, gli occhi incavati? Esse chiacchierano allegramente lungo la via coi compagni, fanno progetti per passar assieme i giorni di festa, e in quei momenti, in quelle amicizie trovano il compenso della dura vita di lavoro e lo preferiscono alle occupazioni campestri e salubri.