Ora il mondo è mutato, si vive più esteriormente che internamente, e va sparendo il culto della casa e della famiglia, mentre i sentimenti egoistici regnano sovrani; le domestiche sono le vere zingare della società, passano da una casa all'altra colla massima indifferenza, sempre seguendo il miraggio di guadagnare di più lavorando meno; imbevute di false idee di uguaglianza sociale, scimmiottano le loro signore e spadroneggiano nelle case, invece di custodirle e tenerle ordinate e pulite; e viceversa le signore sono indifferenti, e non si affezionano a ragazze che sanno esser nella loro casa soltanto di passaggio, e che da un giorno all'altro se ne possono andare senza una ragione plausibile, senza pensare che a furia di mutare ambiente è molto facile che nessuno abbia più fiducia nella loro opera; sicchè talvolta finiscono nella miseria, imprecando all'ingiustizia del mondo, senza pensare che invece sono state le artefici della loro decadenza.

Fortunatamente questa non è la sorte di tutte, e ve ne sono di semplici e operose che si contentano, trovata una buona casa, di lavorare coscienziosamente, sono soddisfatte di avere assicurato un asilo e il pane senza soverchie noie, e continuano la loro vita senza pensare a mutamenti che forse peggiorerebbero la loro sorte. Però anche in questa condizione, vi sono degli scogli, uno spirito indipendente, si ribella qualche volta a dover stare soggetto al volere altrui; ma chi può dire al mondo di non essere soggetto a qualche cosa o a qualcheduno? L'impiegato che deve essere all'ora precisa all'ufficio, il medico che deve notte e giorno essere disposto ad accorrere al letto d'un malato, l'uomo d'affari che, travolto nell'ingranaggio del suo commercio, non ha un minuto di riposo, e così via, coll'aggiunta di mille preoccupazioni, che in confronto quelle delle lavoratrici della casa, sono inezie da non calcolare e spesso sono preoccupazioni esagerate, create da un'immaginazione malata.

Per quanto lavoro possa esservi in una casa, è difficile che non ci sia pure qualche ora di libertà, e credo che una signora che abbia il senso della giustizia l'accorderà certamente; e di quelle ore le domestiche possono disporre liberamente, molto meglio che se fossero in famiglia e dovessero renderne conto ai genitori. Altri inconvenienti ci sono nel dover vivere in mezzo al lusso e alla ricchezza, che le operaie e contadine non vedono che molto di lontano, e non ci pensano perchè devono curarsi di cose molto più importanti come quelle di procurarsi il vitto e l'alloggio; mentre le nostre cameriere, a furia di aver in mano stoffe ricche, merletti preziosi e splendidi gioielli, trovano ingiusto di non poter possedere quelle cose tanto attraenti, diventano malcontente di tutto, invidiose, e invece di nutrire, per quelle che le impiegano, sentimenti d'affetto, ed esser riconoscenti di poter vivere in ambienti nuovi ed eleganti, essere ben nutrite, e non aver come molte compagne, il bisogno di rompersi il cervello per fare economie impossibili per mettere assieme il pranzo colla cena, nutrono sentimenti d'odio per le loro signore, che vanno a divertirsi, mentre esse sono obbligate a lavorare, e sfoggiano ricche vesti, mentre esse si devono contentare di una vita più modesta.

E appunto perchè i tempi sono mutati e la società è più evoluta, e vi sono molti più mezzi d'un tempo per guadagnarsi da vivere col lavoro delle proprie mani, vorrei che la scelta d'una professione, d'un mestiere, non fosse fatta a caso, ma dopo matura riflessione. Se una donna è pel suo fisico portata a far una vita di moto, se si appassiona per le cose della natura, si occupi dei lavori dei campi, e se ha l'intelligenza sveglia, potrà elevarsi occupandosi di allevamento degli animali domestici e di altre industrie agricole, chi ha bisogno di disciplina e ama il lavoro in comune e meccanico, ed è abbastanza forte per sopportare l'aria un po' chiusa delle officine, faccia l'operaia. Se invece una ha bisogno di buon nutrimento e di una vita comoda e sente di essere un po' altruista, diventi lavoratrice della casa, ma lo faccia con amore dedicandosi interamente alla famiglia che la impiega, alla casa che le è affidata, si renda utile, adempia con coscienza la sua missione, non scordi di essere in casa altrui, e dimentichi sè stessa per appagare i desiderî delle persone che la circondano; invece di spadroneggiare, cerchi di appoggiarsi a quelli che possono darle in caso di bisogno consiglio ed aiuto.

La convivenza crea delle abitudini che difficilmente si spezzano, e dei legami d'affetto, che possono unire indissolubilmente anche persone di diverse condizioni sociali, ma bisogna saper comprendere e perdonare. Se coi tempi nuovi si procurerà di modificare i nostri rapporti colle lavoratrici delle nostre case, ed esse colla maggiore istruzione, vedranno più chiaramente quello che devono fare pel loro benessere, e avranno un'idea più giusta del modo di comportarsi, invece di aver in casa delle lavoratrici che ci disprezzano, ci criticano e ci sono ostili, tutto sarà cambiato, e se non riusciremo a formare una schiera di lavoratrici come nel buon vecchio tempo, almeno non avremo in casa delle nemiche, ma donne che conscie dei vantaggi della loro posizione e del benessere che le circonda, penseranno che per la loro tranquillità avvenire, è meglio star contente, affezionarsi alla famiglia dove si trovano e non chiedere al mondo cose impossibili. Infine se riescono ad esser calcolate come di famiglia nella casa dove sono occupate, possono viver tranquille senza preoccuparsi se i viveri e le pigioni rincarano, se il governo mette nuove tasse, come avviene ad altre compagne che hanno scelto una carriera diversa credendola meno faticosa e più indipendente.

V. La donna negli impieghi.

Una delle aspirazioni della fanciulla moderna che possiede una discreta istruzione e pochi mezzi di fortuna, sarebbe di poter ottenere un impiego governativo o in qualche grande amministrazione privata. In questo modo potrebbe avere indipendenza, l'avvenire assicurato e maggiore soddisfazione morale; ma i pubblici uffici stentano ad aprire alla donna le loro porte, e fu un vero miracolo se tutto ad un tratto, quasi inaspettatamente si sono vedute le donne invadere gli uffici telegrafici dei piccoli paesi. Forse fu perchè il telegrafo, scoperta affatto moderna, è stato all'altezza dei tempi, oppure perchè quei piccoli posti relegati in qualche lontano villaggio o nascosti fra le montagne non erano molto ambiti dagli uomini che se li sono lasciati prendere senza far opposizione. Ma intanto le donne penetrate negli uffici telegrafici hanno fatto cammino, ed ora se ne trovano in gran numero negli uffici delle città più importanti e pare che i superiori non ne siano malcontenti, visto che adempiono il loro incarico con precisione e diligenza. Anche il pregiudizio che le teneva lontane dal contatto col pubblico va scomparendo, perchè coll'educazione aumenta il rispetto per la donna, la quale procura col contegno serio e severo d'ispirare fiducia e di far che non si abbia a dire che in Italia non è possibile fare quello che si fa in Francia e in Inghilterra.

È vero pur troppo che in genere il popolo italiano non e molto serio, vuol ridere e divertirsi a qualunque costo, e alla signorina che porge la mano, per ricevere un telegramma, non sa alle volle trattenersi di fare un complimento e dire qualche parola per attirare la sua attenzione. Se la fanciulla educata alla scuola del dovere, sa la responsabilità che le incombe, e non gli dà retta, l'altro avrà avuta una buona lezione e gli passerà la voglia di scherzare; e in poco tempo nelle ore d'ufficio non vi sarà differenza fra gli uomini e le donne, e quando queste con un contegno severo sapranno farsi rispettare, non accadrà alcun inconveniente anche se si trovino unite ai colleghi di sesso diverso.

Il telefono, istituzione ancor più moderna, impiega quasi tutte donne e non è certo colpa loro se il servizio non procede come sarebbe desiderabile.

Dove in Italia la donna ha trovato maggior opposizione ad ottenere un impiego fu nelle ferrovie. Ogni volta che si riuniva un congresso, veniva in campo la questione di ammettere le donne agli impieghi, questione che aveva dei partigiani da una parte e oppositori dall'altra; tutti trovavano delle ragioni abbastanza plausibili, ma per molto tempo la questione rimase insoluta, ora invece le donne furono ammesse nelle ferrovie, ma non ancora alle stesse condizioni degli uomini.