Del resto che cosa è una nazione se non una grande famiglia?
E come la donna sa ben governare la propria casa, amministrare le proprie sostanze, non c'è una ragione perchè non sia capace non solo di governare da sè, ma non possa almeno aver voce in capitolo in ciò che riguarda il governo del suo paese.
Si parla continuamente di giustizia e di umanità, ma intanto si esita a riformare il codice così antiquato e ingiusto verso la donna.
Nella vicina Svizzera i legislatori, vedendo che il vecchio codice non corrispondeva più al progresso dei tempi, ebbero il coraggio di mutarlo e in questa riforma ottennero il consenso di tutto il popolo.
Ed ora nella libera Elvezia, fra gli altri articoli ispirati a sentimenti moderni, troviamo la perfetta uguaglianza fra tutte le persone stabilite nello Stato; gli sposi che non vanno d'accordo possono scegliere fra la separazione o il divorzio, e il nuovo codice concede alla donna maritata l'esercizio dei diritti civili e consente la ricerca della paternità. È da augurarsi che l'Italia segua in breve l'esempio dello Stato limitrofo, ma un vero passo sarà fatto nella via del progresso quando la donna avrà ottenuto il diritto del voto.
Tutti rammentano la lotta che si accese qualche tempo fa quando alcune donne, forti dell'articolo dello Statuto che dice tutti i cittadini eguali davanti alla legge, vollero inscriversi nelle liste elettorali. Si fecero in quell'occasione polemiche, discussioni, se ne occuparono magistrati, giureconsulti; la conclusione fu che la donna venne esclusa dal diritto elettorale mentre si trovava prematuro che avesse il voto politico prima di quello amministrativo, e pur troppo nella legge comunale v'è un articolo in cui, mettendo insieme la donna agli idioti, ai falliti e ai delinquenti, la si esclude dal diritto del voto.
Però se nulla si potè ottenere, l'agitazione non fu del tutto inutile; la questione del voto fu portata alla Camera dei deputati dove trovò uno strenuo difensore nell'onorevole Luigi Luzzatti, che, colla mente che ha intuito i nuovi tempi ed ha saputo dar tanto impulso agli istituti di previdenza, alla cooperazione e alle case popolari, vede chiaramente il vantaggio che può derivare al paese preparando l'ambiente allo sviluppo di nuove energie che chiedono solo di potersi esplicare.
Bisogna esser molto retrogradi e misoneisti per escludere dalla vita pubblica una metà di cittadini che ora vi prendono tanta parte o col lavoro o coll'intelligenza; ed è assurdo che in un tempo in cui il suffragio non è più limitato a pochi eletti ne sia esclusa la donna.
È uno spettacolo ingiusto e ridicolo vedere nel tempo delle elezioni una donna che possiede vaste estensioni di terre ed è esperta amministratrice dei suoi poderi, oppure quella che collo studio si acquistò lauree e diplomi e un'altra che è a capo di fiorenti aziende commerciali e industriali, starsene inoperose mentre vedono recarsi all'urna e contadini e impiegati e domestici, tutti i loro dipendenti, molto inferiori per intelligenza e dottrina.
È assurdo che una madre, la quale ha seguito i primi passi del figliuolo, lo ha iniziato negli studî e per propria esperienza conosce i migliori metodi d'insegnamento adatti alle diverse età, non venga consultata in ciò che riguarda l'istruzione e non possa dare il voto alla persona che giudica più atta a seguire la via giusta; è assurdo che la donna che tanto si adopera nella beneficenza non sia consultata sul modo di distribuire le somme raccolte, e così di seguito; si votano nuove imposte che la colpiscono, si mandano alla guerra i suoi figli, si aumentano i prezzi delle derrate, si prescrivono norme per le abitazioni, materia in cui più d'ogni altro dovrebbe aver voce in capitolo, e tutto senza consultarla, come se fosse un fantoccio.