È un'ingiustizia che salta agli occhi e deve scuotere le persone di buon senso; ed è sperabile che nuove leggi saranno votate che non escluderanno la donna dalla vita pubblica, nè si dovrà aver timore che si lasci suggestionare da perniciose influenze, poichè quel giorno che fosse chiamata ad aver voce nel governo del suo paese sarebbe più viva in lei la coscienza dei suoi doveri ed ella si mostrerebbe all'altezza dell'ufficio a cui venne assunta.
Del resto, lasciando da parte le inutili disquisizioni, veniamo ai fatti. Nei paesi dove la donna ha il voto amministrativo, tutti hanno trovato la sua opera molto vantaggiosa; essa fece cessare lo sperpero del denaro dei contribuenti e migliorare i pubblici servizî, ha preso in considerazione il miglioramento delle strade, l'illuminazione delle città e dei villaggi, e le opere benefiche ebbero un grande impulso; i giudici si lodano delle donne che prendono parte ai dibattimenti come giurati, trovano i loro giudizî coscienziosi e conformi alla giustizia, e sono dispiacenti se, causa le occupazioni domestiche, chiedono di essere esentate dal loro ufficio.
In alcuni Stati d'America, in quasi tutte le colonie inglesi dell'Australia e della Nuova Zelanda, le donne hanno oltre al voto amministrativo anche il voto politico e ovunque hanno fatto buona prova; le donne elettrici esercitarono la loro missione col dare il voto ai candidati di buona condotta e a quelli che combattono l'alcoolismo, con grande vantaggio della moralità pubblica. Nel Colorado la signora Peavy occupò con onore la carica di ministro dell'Istruzione pubblica, nello Stato di Idaho l'on. Giorgio Wheeles, presidente della Camera, affermò che dopo la concessione del voto, la donna ha sempre agito magnificamente ed è stata di grande valore purificando la politica.
Nella lontana Irlanda, nell'isoletta di Mans e finalmente nella Finlandia, in quella terra lontana dove la donna ha tutti i diritti e dove siedono in Parlamento diciannove donne, non vi sono analfabeti nè mendicanti e la delinquenza è quasi totalmente sconosciuta; e questi sono fatti che dimostrano come il voto concesso alla donna abbia portato dovunque benefici effetti.
E il numero dei paesi dove si concede il voto alla donna aumenta continuamente; oltre l'Australia, la Nuova Zelanda, l'isola di Mans, la Finlandia, la Norvegia, la Svezia, la Danimarca, si aggiungono a quel numero undici Stati degli Stati Uniti e il territorio di Alaska.
In Inghilterra, non contente d'aver il voto amministrativo e di prendere parte nei consigli scolastici e di beneficenza, le donne combattono ora strenuamente per ottenere il voto politico; forse in passato usarono troppa violenza non badando ai mezzi pur di riuscire nel loro intento.
In Italia non abbiamo lo spirito d'associazione e di propaganda delle anglo-sassoni, più nuove alla vita pubblica non siamo abbastanza agguerrite per lottare con speranza di successo; ma vedo con compiacenza che la coscienza femminile si risveglia anche fra noi e ne sono prova le numerose associazioni che sorgono continuamente, i congressi che si riuniscono e l'irrequietudine di chi si sente a disagio e prova il bisogno di espandersi e di mettere a profitto le energie latenti che si disperderebbero col rimanere più a lungo inoperose.
È sperabile che dallo scambio d'idee e di propositi si possa far qualche passo nella via del progresso. Ma la prima vittoria, quella che aprirà la via a tutte le altre, dovrebbe esser quella di ottenere il voto e incominciare da quello amministrativo, che le nostre nonne hanno esercitato con onore e nella Toscana prima del sessanta e nel Lombardo-Veneto sotto l'Austria, e che è concesso in molti Stati meno evoluti del nostro. A questo devono tendere le associazioni femminili e vedere che la parola donna sia cancellata dal famoso articolo della legge comunale, non foss'altro per non lasciarla nella compagnia poco esilarante dei cretini e dei delinquenti.
In molte città dell'alta Italia la donna è entrata nei consigli scolastici e di beneficenza e la sua opera è sempre stata lodata ed apprezzata. Ormai non è più permesso di sorridere quando la donna chiede di essere ammessa al posto che giustamente le spetta, e non le può mancare l'appoggio degli uomini di Stato più eminenti. È celebre la frase di lord Salisbury che, a proposito dell'eleggibilità della donna inglese nelle elezioni municipali, disse che non trovava che fosse più ridicolo vedere la donna sedere come consigliere che vederla correre in bicicletta.
Ed ora vengo alla conclusione, associando la mia debole voce a quella poderosa dell'onorevole Luzzatti, per esprimere il desiderio che il Governo porti sollecitamente alla Camera la legge pel voto alle donne, ed esprimere la speranza che in un giorno non lontano la metà del genere umano non sia esclusa dal diritto e dal dovere di partecipare al governo del Comune e dello Stato.