XII. La donna nella letteratura.

Un fenomeno abbastanza strano ma che mostra come l'idea della coltura nella donna abbia fatto progressi, è vedere come la donna scrittrice sia riuscita ad entrare nella nostra vita sociale e ad essere accolta, se non con entusiasmo, con molta benevolenza e simpatia.

Questo fatto sorprende quando si pensa che pochi anni fa, la donna che si dedicava alle lettere o che semplicemente tentava di elevarsi coll'ingegno al disopra delle compagne, era posta in ridicolo, schiacciata sotto i sarcasmi e derisa come se il tentativo che faceva per elevarsi fosse un delitto.

Tutti rammentano il dispregio con cui erano riguardate le saccenti, le bas-bleu del secolo scorso: formavano quasi una casta a parte ed erano fuggite come se fossero appestate.

Forse in un tempo in cui il livello intellettuale della donna era molto basso, col far pompa del loro sapere si saranno rese poco simpatiche, poi credo che la loro dottrina fosse molto superficiale, al punto che una ragazza che esce ora da una delle nostre scuole superiori, è assai più istruita di tutte le saccenti del principio del secolo scorso.

È certo che la letteratura femminile ha fatto in pochi anni passi da gigante, anche i più accaniti detrattori della donna riconoscono in lei serie attitudini per la letteratura romantica e poetica. Si trova che unendo immaginazione più fervida e più delicato sentimento, può nel romanzo far vibrare una nota speciale; se ancora non vogliono concederle il vanto di toccare le più alte cime, i suoi scritti vengono letti, lodati ed apprezzati, e nella schiera degli scrittori può vantarsi d'aver conquistato un posto glorioso vincendo molti pregiudizî che da quel campo la tennero lontana per molto tempo. Il male è che colla diffusione dell'istruzione femminile siano troppe le donne che vogliono entrare nell'arringo letterario preparandosi a dei disinganni per l'avvenire. Appena una fanciulla sa scrivere con garbo una letterina e colla mente ancor piena di studî recenti riesce a comporre un racconto che vien lodato dai maestri e dagli amici compiacenti, s'immagina di sentire una vocazione irresistibile per la letteratura, e colla fervida fantasia giovanile si crede una Sand rediviva e vede davanti a sè una carriera gloriosa.

Qualche altra, dopo aver atteso invano per alcuni anni un marito, cerca di consolarsi sfogando l'amarezza dell'anima incompresa sulle pagine bianche di qualche quaderno. E da qui una pioggia di manoscritti che ideati colle migliori intenzioni del mondo non vedranno mai la luce, faranno perdere molte illusioni e saranno fonte di nuovi dolori alle loro autrici.

Spesso è il bisogno di passare il tempo o il desiderio di un lavoro che forse potrà essere utile un giorno, quello che spinge le signorine in questa via, ma dovrebbero pensare che non basta mettere insieme con garbo alcune frasi, nè combinare una storia colle reminiscenze di fatti veduti, di cose lette, bisogna lottare con grandi difficoltà per dar forma al pensiero e poi poter sprigionare nel proprio cervello quella scintilla che dà vita alle parole e che come quella uscita da una macchina elettrica riesce a penetrare nell'animo del lettore, a scuoterlo e a fermare, non fosse che per qualche istante, la sua attenzione. Ed anche quella che possiede queste qualità, ciò che non è molto facile, per poter riuscire deve aver tanto coraggio da isolarsi dal mondo e vivere soltanto coi personaggi della propria fantasia, soffrire per dar loro la vita e poi, da un lavoro in cui ha speso la parte migliore di sè, ricavare un compenso molto meschino.

È molto difficile poter interessare il lettore, si sono scritti troppi volumi per trovare qualche cosa di nuovo al punto da eccitare la curiosità del pubblico e far vibrare nel suo animo un nuovo sentimento.

Chi ha tempo da perdere e non ha bisogno di guadagnarsi il pane, può impunemente imbrattar fogli e passar le ore in un lavoro sterile e inutile; non farà male a nessuno e potrà tener compagnia a tante strimpellatrici di pianoforte e imbrattatrici di tela; ma mi pare che sarebbe meglio che adoperasse la propria operosità in un lavoro più utile, tanto non avrà nemmeno soddisfatta la vanità di far parlare di sè e si pentirà del tempo perduto.