Se la donna dei campi sapesse amare il proprio lavoro, ordinarlo in modo che non le riuscisse troppo grave, forse sarebbe più fortunata della donna, che abbandona i campi per andare all'officina; ma l'idea di elevarsi, di prendere un salario alla fine della settimana, di trovarsi con altre compagne di lavoro riesce un'attrazione troppo forte; sicchè si prevede che a poco a poco i nostri campi saranno abbandonati come avviene nelle località vicine ai centri industriali, e le ragazze più delicate finiranno per rimetterci la salute preferendo vivere in ambienti chiusi invece di respirare l'aria libera e ossigenata dell'aperta campagna, occupandosi in un lavoro meccanico e monotono invece di quello più salubre atto a rinvigorire il corpo esercitando i muscoli.
Il lavoro dei campi, purchè sia fatto in buone condizioni, non è poi tanto da disprezzare. Molte persone ricche, specialmente in Inghilterra, stanche della vita cittadina, non esitano a prendere in mano la vanga e la zappa e darsi ad una ginnastica utile lavorando le loro terre. Molti generali si ritemprano dalle fatiche di una vita avventurosa coltivando i campi e tutti rammentano che Garibaldi era lieto di poter dedicare ai lavori campestri gli ozî di Caprera.
Per chi è educato al sentimento della natura il lavoro della terra può dare immense soddisfazioni, ritempra il corpo e lo spirito, fa vivere in un ambiente sano, procura sempre all'animo nuove gioie e nuove sorprese.
Quell'essere al contatto quotidiano colla terra madre dà vigore al corpo e purezza allo spirito. Chi sa col lavoro delle braccia dissodare un terreno incolto, asciugare un suolo paludoso e renderlo fecondo, e vede i campi sterili coprirsi per opera sua di messi abbondanti deve sentirsi quasi collaboratore nella grande opera della creazione e provare una gioia altrettanto intensa di chi fa un'opera d'arte, di chi suda e fatica la mente sui libri.
Penso quale ricchezza sarebbe pel nostro paese se l'agricoltura fosse tenuta più in onore, ma forse troppe terre sono incolte e non dànno da vivere ad una popolazione troppo numerosa, nè invita il far sacrifici per ricavarne i frutti soltanto in un lontano avvenire; ad onta di tante difficoltà, mi sembra che un po' d'amore al lavoro dei campi, e specialmente da parte della donna, dovrebbe portar buoni frutti; ma invece di avvilirlo dobbiamo aiutarlo, elevarlo e creare intorno alle lavoratrici un'aureola di approvazione e cooperare al loro benessere.
Quello che più di tutto stringe il cuore è constatare la vita meschina che conduce il contadino, spesso per miseria, ma più spesso per ignoranza.
Le massaie preparano il pane per parecchi giorni e dànno da mangiare ai figli la polenta rafferma, inacidita, quasi senza sale, perchè nella loro ignoranza trovano che con questo sistema ne mangiano meno, e così è un vantaggio per l'economia domestica. Dànno ai bimbi il vino invece del latte nell'idea falsa che li renda più robusti, non sanno adoperare le erbe aromatiche dei loro campi nè trar partito dagli animali domestici per preparare dei cibi salubri e gustosi al palato, vendono il latte, i polli e le uova piuttosto che adoperarle per gli usi domestici.
Non parliamo dei tugurî dove abitano; eccetto in qualche comune più fortunato e dove si va prendendo qualche provvedimento, si trovano anche nell'alta Italia nere tane affumicate, spesso senza finestre, dove abita un'intera famiglia, dove i muri trasudano l'umidità, piove dal tetto, col letamaio vicino e le acque inquinate. Nell'Italia Meridionale, eccettuate alcune case fabbricate dai contadini arricchiti in America e detti americani, e nella Sicilia, le abitazioni sono composte di una sola stanza dove dormono in comune tutti i membri della famiglia in compagnia dei polli, del maiale e di altri animali domestici. In alcuni villaggi vi sono tugurî dove non penetra nè luce nè aria, le pareti annerite gocciolano per l'umidità, i pavimenti sono rotti e infossati, i letti sono composti di sacchi di paglia e stoppia ammuffita.
Tutte queste miserie e molte altre ancora vennero portate alla luce dall'inchiesta agraria ordinata dal Governo nel 1877. Si studiò la questione, si proposero miglioramenti, ma ben poco si fece, come risulta da una nuova inchiesta fatta di recente sulle condizioni dei contadini dell'Italia Meridionale e della Sicilia.
Il contadino è per natura refrattario alle novità; è diffidente, non accoglie i consigli che gli vengono dati per suo bene, ma coll'istruzione che lentamente si va diffondendo nelle campagne, colle facili comunicazioni coi grandi centri, dovrà necessariamente accogliere, sia pure lentamente, i benefici del progresso.