L'uscio d'entrata s'aprì e comparve un uomo alto di statura, avviluppato in un ampio mantello.
I quattro amici gli mossero all'incontro, salutandolo per nome.
— Mario!
— Zitto! Disse il nuovo venuto, e chiudendo accuratamente l'uscio dietro di sè, si curvò a mettere l'orecchio alla toppa ad ascoltare qualche rumore che succedesse di fuori.
— Che cosa c'è? Domandò sommessamente Vanardi turbato alquanto.
— Siamo spiati: rispose Mario: ed un agente della polizia, ci scommetto, stava aspettando la mia venuta nel camerino della portinaia.
Vanardi, a quelle parole, impallidì, come se già vedesse sorgere alle sue spalle i tremendi cappelli a becco dei Carabinieri Reali.
— O mio Dio! Esclamò egli, giungendo le mani.
Mario stette un poco origliando, curvo così, alla porta, mentre gli amici rimanevano in sospeso, trattenendo il fiato; poi si drizzò, e gettando via il mantello ed il cappello, disse con un cotal sorriso di audacia superba:
— Oh! s'e' sono destri, io non sono punto nè uno scemo, nè un inesperto. Li conosco dalla lungi questi segugi, ed ho acquistato colla pratica una specie di istinto, che mi avvisa della loro presenza e delle arti loro. Sono tanti anni che lotto contro di essi!