Tacquero tutti sovraccolti, colla fronte corrugata, colle guancie pallide, cogli occhi fissi a terra, con un po' d'affanno nel respiro che dinotava il violento palpito del cuore. Il momento era solenne. Quei giovani si credevano — ed era in parte — avere in pugno la sorte della patria loro. Certo dal loro accordo in una decisione dipendevano centinaia di vite, e nuovi travagli e nuovi martirii.
Giovanni Selva, il più impetuoso di tutti, fece primo una mossa che accennava esser egli per parlare.
Mario alzò la destra e gli accennò attendesse.
— Un momento: pronunziò egli con accento più grave ancora e più solenne. La risposta che ciascuno di voi deve fare a questa domanda ha da essere l'effetto d'una matura riflessione e data con piena ed assoluta cognizione delle cose. Queste lettere mi pervennero oggi nelle prime ore del pomeriggio, ed io rinchiusomi nella camera dove mi nascondo, ho meditato su esse una mezza giornata che mi parve la più angosciosa che abbia vissuto mai e che pure mi passò come un lampo. Quando venne l'ora di andare a teatro, io aveva tuttavia un confuso tumulto nella testa, un ronzio negli orecchi per il rifluire del sangue nel cervello, degli abbagliamenti negli occhi. La febbre mi travagliava. Uscii tenendo sotto panni qui sul mio petto queste carte fatali, e il loro contatto mi pareva abbruciarmi. Corsi fuor di città a farmi flagellare la fronte dalla fredda aria notturna. Quello che s'avvicendò di pensieri nel mio capo non potrei esprimerlo a gran pezza. Quando entrai nel teatro ero calmo, la mia risposta era formolata. Non vi dirò per ora qual sia. Udite prima la lettura di questi rapporti, e poi meditateci sopra anche voi.
Lesse quei documenti ad uno ad uno con voce lenta e posata. In tutti dicevasi essenzialmente: essere stanchi della oramai incomportabile tirannia; rifornite di grandissimo numero di ascritti essersi dappertutto le file dei congiurati; il popolo impaziente anelare alla lotta contro i suoi oppressori; aversi raccolto di celato buona somma di denaro, cui ardenti patrioti erano disposti a venir man mano rinforzando; aversi delle armi nascoste e sapersi ancora onde provvedersene: coll'aiuto di certi agenti inglesi che facevano di questi traffichi; essere gran tempo d'una risoluta eroica decisione. Veniva per ultimo un disegno di rivolta del comitato parigino, per cui stabilivasi che ad un tempo nelle Romagne e in Piemonte avesse da seguire lo scoppio, al quale avrebbero tenuto dietro senza ritardo le insurrezioni di Lombardia, di Sicilia e del Napolitano. A Mario ed agli amici suoi il procurare e provvedere pel rivolgimento nelle terre subalpine. Si assegnava un corto periodo di tempo per gli ultimi preparativi, e i giorni di gazzarra della fine di carnovale erano posti come quelli in cui si sarebbe dovuto scendere in piazza. Italia e libertà il grido; via lo straniero l'impresa; repubblicano, colla formola di Mazzini, il vessillo.
Poichè Mario ebbe finito di leggere, nessuno ancora degli amici parlò. Tutti avevano lasciato spegnere in bocca lo zigaro o la pipa, loro compagni inseparabili.
Mario ripose in seno quelle carte pericolose e riprese a dire:
— Qui non è tutto. Siccome conviene che voi sappiate ogni cosa, mi resta da narrarvi d'un importante abboccamento che ho avuto testè. Voi sapete come da poco tempo sia sorta nel nostro paese una nuova schiera di amatori di libertà e di progresso, la quale, rompendo colle tradizioni del nostro popolo che sono tutte repubblicane e rivoluzionarie, pretende e sogna di effettuare l'impossibile vicenda d'un movimento pacifico di riforma, per cui l'Italia dalla monarchia, o meglio dalle monarchie che la opprimono, venga a ricevere aiuto precipuo a costituirsi in nazione ed acquistare la indipendenza dallo straniero. Questa scuola è anzi nata qui in Piemonte, e ne sono fondatori e precipui campioni i vostri Gioberti, Balbo e d'Azeglio. Essi chiamano utopia la nostra di sperare nella forza dell'ira popolare, nella potenza della rivoluzione, nel santo principio della libertà repubblicana; e noi chiamiamo utopia la loro di confidare in un miracoloso liberalismo di re che soltanto vivono per la tirannia, in un desiderio d'indipendenza di principi i quali dallo straniero soltanto hanno sostenuti i loro troni. Fra queste due schiere, come vedete, corre un abisso; e tuttedue si guardano con diffidenza a vicenda. Mi era già venuto parecchie volte il pensiero che opera buona sarebbe il tentare se possibil cosa non fosse l'indurre fra queste due parti un accordo per cui, in servizio di quella libertà e di quel bene della patria che tutti in fondo vogliamo, si traesse profitto delle forze che in verità stanno presso dell'una e presso dell'altra.
«Siffatto pensiero, ch'io non avevo mai trovato modo, occasione ed incoraggiamento a porre in atto, ha or ora intrapreso di effettuare uno dei principali della parte che si chiama e dev'essere chiamata moderata, uno dei vostri, un di quelli che ho nominato adesso, Massimo d'Azeglio.
«Questo nobile liberale, questo soldato artista, questo scrittore patriota, viaggia per l'Italia, quasi messo del suo partito, apostolo della nuova dottrina della rivoluzione pacifica di complicità fra popolo e principi, sconsiglia ogni violento proposito, incuora alla tolleranza, alla calma, ad una rassegnata aspettazione, facendo sperare chi sa quali venturosi successi da un subito convertimento dei nostri reggitori all'amore della nazionalità. Ora, come sapete, ei trovasi in Piemonte, e fa nella società torinese la sua opera di propaganda moderata.