In questo momento, di cui stiamo discorrendo, il primo de' due era seduto contro il muro appoggiandovi le spalle e il capo, mentre il braccio sinistro gli cascava inerte lungo la persona, e il braccio destro s'appoggiava alla tavola tenendo in mano un bicchiere quasi pieno di vino. La testa che gli si dimenava lentamente di qua e di là contro la parete, lo sguardo incerto e semispento, le labbra allividite nella faccia pallida, la parola balbuziente indicavano abbastanza com'egli si trovasse in uno stato di ebbrezza assai inoltrata. Riscaldato di molto dal vino altresì, ma più padrone di se stesso, appariva il suo compagno, il quale sedutogli dinanzi, si curvava verso di lui, parlandogli con molta vivacità, come chi vuol persuadere alcuno di cosa che gli prema.

Sul desco, in mezzo a loro, quattro fiaschi vuoti rendevano chiara ragione dello stato in cui si trovavano ambedue.

Per giungere alla tavola a cui aveva posta la mira, lo sconosciuto dei capitoli precedenti doveva passare precisamente dietro quell'uomo dalla figura malvagia fra lo scanno su cui egli sedeva e il braciere che, pieno di carboni spenti e di cenere, faceva le mostre di scaldare lo stanzone; e siccome quel cotale, stando curvo verso il suo compagno a discorrergli, si teneva seduto in bilico sullo scanno pencolato, da tenere le due gambe posteriori in aria, avvenne che lo sconosciuto, passando, urtasse in una di queste gambe. L'uomo si volse bruscamente, ed al vedere in chi l'aveva scosso gli abiti d'un ceto sociale superiore al suo, aggrottò le sopracciglia, contrasse la bocca ad un sogghigno di scherno e mandò una specie di grugnito minaccioso.

— Perdonate: disse gentilmente il nuovo venuto, continuando il suo cammino e andando a sedersi alla tavola vicina.

— Eh! fate attenzione in vostra malora, cazzatello d'un muscadino delle mie ciabatte: borbottò quell'uomo coi denti stretti, guardando a stracciasacco lo sconosciuto.

Questi fece come se non avesse udito quelle parole, e quando fu seduto ed ebbe seduto del pari innanzi a sè il ragazzino raccattato per via, battè sulla tavola colla palma della mano per chiamare l'attenzione dell'oste.

— Che razza d'animale è costui? Disse ancora l'uomo dall'aspetto di scellerato, guardandolo di traverso con infinito sospetto ed avversione. Non mi piace vedere a svolazzare qui dentro di questi uccelletti dalle belle piume. Che sì che glie ne levo io il ruzzo, po' po' che mi tocchi!...

Lo sconosciuto, avvertisse o non avvertisse gli sguardi e le parole di quell'uomo, teneva gli occhi bassi e mostrava non udir nulla. Il popolano, stato ancora a guardarlo così un poco, scuoteva poscia le spalle, come per dire che non era cosa da dovergli importare, e riprendeva il discorso col suo ubbriaco compagno.

La venuta di quell'incognito in panni quasi signorili non pareva esser di gusto nemmeno dell'oste, il quale stava dietro il suo banco in fondo alla stanza.

Una curiosa figura e degna del Callotta era quest'oste, diverso affatto da tutti gli osti che voi trovate d'ordinario nella realtà entro le osterie, e nelle finzioni dei romanzi. Mentre per ordinario il bettoliere è una persona prosperosa, rubizza, grassa, dall'aspetto ilare e giovialone, questo cotale, che già abbiamo sentito chiamarsi mastro Pelone, era invece la più secca, allampanata, brutta persona che possano fare quattro ossa d'uomo ricoperte di pelle d'alluda. Lungo lungo, magro magro, scarna la faccia in cui dominava un naso mostruosamente voluminoso, pelato il cranio del colore dell'avorio ingiallito, su cui una berretta nera a fiocco, unta e bisunta; in mezzo al mostaccio una squarciatura che serviva di bocca e quando la si apriva pareva quella d'un forno, gli occhi infossati al di sotto di una arcata sopracciliare protuberantissima, lo stampo dei sette peccati capitali nei bernoccoli della testa, certe mani a dita adunche da parer le graffe di un animale di rapina; braccia e gambe lunghe, dinoccolate, ridotte alla sola ossatura grossa e deforme; la voce rauca, velata che usciva faticosamente dal petto, una tosse profonda e cavernosa che di frequente gli scuoteva i precordi; tal era il taciturno e poco aggraziato e per nulla simpatico mastro Pelone. L'avreste detto, piuttosto che un ostiere, un becchino, ed anzi la morte medesima vestitasi sopra il suo scheletro di panni d'uomo.