— Nella plebe, specialmente fra certe classi di operai, si intromisero e serpeggiano e già vastamente si dilatarono alcune segrete associazioni simili a queste nostre che hanno per iscopo la indipendenza della patria e la libertà del genere umano. Le associazioni plebee hanno un fine più speciale ai loro interessi: quello di abolir la miseria, di assicurare a tutti che vivono su questa terra i mezzi della loro sussistenza, di por fine agli stenti ed alle privazioni dolorose di tanta parte dell'umanità. Per giungere a codesto, una cosa hanno certa i guidatori di quelle società segrete: che bisogna intanto distruggere il presente regime politico, il quale grava con tutto il suo peso sulle classi povere e ne rende immutabili le sciagurate condizioni. Noi abbiamo quindi questa forza della plebe che incomincia a sobbollire nell'imo del corpo sociale e prepara la sua esplosione. Perchè non ci serviremmo di essa? Come ci siamo accordati tutti quanti siamo amanti di libertà in Italia per unire tutte le nostre forze in una medesimezza d'azione, perchè non ci uniremmo altresì con quella parte di popolo, che giustamente, disse Maurilio, ci può accrescere di tanto le posse contro la monarchia? Ho pensato che questo era non solo un diritto, ma un dovere che avevamo. La plebe recherà a noi la forza del suo numero e delle sue braccia: noi daremo ad essa nel nuovo assetto politico ciò che vuole giustizia, migliori condizioni economiche e sociali. Mi sono accontato con quest'uomo che vi ho detto, — uno strano personaggio in vero, e di una potenza straordinaria d'animo e di parola — e se non è tuttavia conchiuso fra noi l'accordo, siamo prossimi, e confido che non mancheremo di stringerlo.

— Quest'uomo vi ha fatte delle condizioni, avete detto.

— Sì.

— Possiamo saper quali?

— Di due sorta. Alcune personali: accoglierlo lui fra i capi dell'impresa; ottenuto prospero successo, a lui uno dei primi posti nel nuovo ordinamento politico. Certo è un'audace ambizione che parla: ma egli richiede codesto qual guarentigia che saranno mantenuti i patti e procurati gl'interessi della classe ch'ei rappresenta. Non gli si può contraddire del tutto. Alcune altre condizioni sono politiche e sociali: che si darà il diritto di suffragio a tutta la plebe; che si faranno leggi regolatrici del lavoro e del compenso da darvisi, intese a migliorare lo stato degli operai in faccia al capitale; che lo Stato guarentirà sulle imposte prese dai patrimonii dei ricchi la sussistenza dei poveretti che non hanno pane nè mezzi da guadagnarsene; che dei beni di manomorta, e d'una parte di quelli posseduti ora dai ricchi, i quali si vedrebbero togliere tutto ciò che oltrepassa un certo limite d'agiatezza, di tutti questi beni si farebbe un cumulo, una proprietà comune, sociale con cui si provvederebbe ai varii bisogni della povera gente...

— Queste condizioni sono gravi, sono gravissime: disse Romualdo. Le sono prese ad imprestito ai socialisti della vicina Francia, i quali vogliono niente meno che la distruzione della società attuale.

— E sono misere utopie, proruppe Maurilio, che non hanno germe di buon frutto, che possono raggirare pur troppo le menti inesperte della plebe, ma che se mai poste in atto non farebbero capo che alla miseria ed alla rovina universale. Le condizioni economiche e sociali del popolo non si migliorano col violento rimedio delle rivolture. Suscitate questa misera gente che s'accalca nei bassi fondi sociali, scatenatela contro i ricchi; non avrete che un uragano, il quale dopo esser passato non vi lascierà che desolazione e rovine. La plebe avrà vendicato tutti i suoi stenti passati, non avrà nulla creato per impedire i futuri; anzi se li avrà accresciuti. Tutti gli accennati, e tutti quelli che pone innanzi il socialismo francese, sono mezzi fallaci, che mancano di possibilità effettiva, che urtano nei canoni assoluti, e non impunemente violabili, della scienza economica. La quistione sociale pende senza dubbio e inesorabile, sul secolo XIX; ma non è da sciogliersi colla spada d'Alessandro guidata dai sofismi dei comunisti. È il progresso lento e graduato delle istituzioni, è la diffusione dei lumi, è l'aumento cercato e ben diretto della prosperità pubblica, è l'applicazione giusta ed onesta delle buone teorie che regolano la produzione e la distribuzione delle ricchezze; è lo sviluppo del sentimento cristiano della fraternità, del sentimento civile della solidarietà umana, i quali devono ottenere il riscatto delle plebi. Guai, se gettiamo quest'ardente quistione sui serragli dell'insurrezione nelle strade, guai, se facciamo appello alla cieca forza! Sapete che cosa ci risponderà? Le più colpevoli cupidigie, le più inique passioni. Quell'uomo che con voi, Mario, intraprese gli accordi, sapete che cosa rappresenta, che cos'è? È l'invidia di chi non ha verso di chi ha: è la feroce smania di vendicarsi di non essere stato nulla: è l'agonia di imporsi prepotentemente ad una società che vi ha disprezzato, o peggio schiacciato col suo peso passando, come si fa d'un vil verme della terra; è la tirannia del volgo che anela a distruggere quella delle alte classi, per mettersi in sua vece e sfruttare a sua volta il mondo a suo profitto. Fra le due tirannie è meno perniciosa ancora l'esistente.

In questo momento s'udì un fischio particolare suonar nella strada.

— Silenzio! Disse Giovanni Selva; il nostro sibilo....

— A quest'ora! Esclamò Vanardi inquieto. È presto l'una dopo mezzanotte.