— Gli è Benda sicuramente: riprese Giovanni, e corso alla finestra, ne aprì le invetrate. Un vento freddo si cacciò nella camera, fece oscillare benchè difesa dal tubo di vetro la fiamma della lampada, e cacciò un brivido nelle ossa di Maurilio, che tutto si accoccolò presso il camino.

Selva si curvò fuori della finestra. La nebbia era più folta che mai, e nevicava sempre. Un alto silenzio regnava per la notte, le cui tenebre erano rotte appena da qualche raro lampione municipale nella strada, il quale pareva una macchia rossigna nel denso della nebbia.

— Chi va là? Domandò Giovanni.

— Io: rispose la voce un po' alterata di Francesco Benda. Gettami giù la chiave del portone da via che è chiuso. Verrò su: ho bisogno di parlarvi.

— Subito: disse Giovanni ritraendosi dalla finestra per andare a prendere la chiave appesa ad un chiodo insieme colle pipe presso al camino.

— Gli è proprio Benda: diceva intanto Selva agli amici. Quel bravo ragazzo non ha voluto affatto mancare al convegno, sapendo che non si trattava di giuggiole. Giunge a proposito, per dire il suo parere ancor egli.

Selva gettò la chiave in istrada, avviluppatala in una pezzuola bianca; cinque minuti dopo Francesco Benda entrava nella stanza dove stavano raccolti gli amici.

CAPITOLO XIV.

Maurilio, appena udito della venuta di Benda, si era stranamente cambiato. Il suo volto si era fatto scuro, le sue guancie pallide, il suo sguardo che brillava vivo per intelligenza s'era spento. Accosciato sopra lo scalino del focolare, egli pareva fuggito via col pensiero di quel luogo e di quel momento le mille miglia lontano. Un'altra preoccupazione sembrava averlo assalito; tutto un altro ordine d'idee avergli presa la mente. Serrava quasi convulsamente le pallide labbra, contraeva i muscoli delle mascelle, come sotto la pressione d'un intimo affanno; e tratto tratto alcune lievi e fugacissime fiamme di rossore gli passavano sul volto e sulla fronte.

Quando Francesco Benda entrò, Maurilio non gli gettò che un ratto sguardo, il quale nulla vide se non che l'acconciatura elegante da ballo in cui il giovane appariva, gettato via il suo pastrano impellicciato. Forse a Maurilio parve che intorno a sè il nuovo arrivato recasse alquanto di quell'ambiente profumato di festa e d'eleganza donde veniva. Forse nel chiudere degli occhi come egli fece, apparve a Maurilio la splendida visione del luogo che Francesco aveva pur allora abbandonato, e in quel luogo pieno di luce, di profumi e d'armonia, la più splendida visione di una forma superba di divina bellezza. Chi avesse potuto cogliere le parole che la subita emozione fece mormorare a Maurilio fra le labbra serrate, avrebbe udito quest'esse: