«— Ella non è mio superiore.

«— No? Proruppe con vivissima indignazione. Sentitelo! E' pretenderebbe forse d'essermi uguale? Che cosa siete voi? Figliuolo d'un ferraio, se non isbaglio. E perchè, coi pochi denari che vostro padre ha guadagnato bassamente trafficando, ei vi ha fatto studiare all'Università, vi credete qualche cosa.... Tutti così questi borghesi, e se non ci mettessimo riparo, la società sarebbe posta a soqquadro.... Avreste fatto meglio a continuare il mestiere paterno, signor avvocato, ed apprendere invece ad essere più rispettoso verso i poteri sociali e verso l'autorità. Signor tenente, soggiunse, volgendosi all'ufficiale, ella ha avuto torto quando questo bel signorino le rispose in quel modo, a non farlo prendere da due dei nostri uomini e condurre al Palazzo Madama. Colà sogliono sfumare i fumi e gli orgogli di questi signori liberali. E sarà ciò che farò per Dio! avete capito? E gli è quello che vi tocca, e niente più, sapete?... Noi abbiamo voluto essere generosi verso di voi, e voi ci rispondete in questa guisa? Bene! Vi farò tradurre in prigione, come avrei dovuto subito, e passerete sotto il vostro bravo processo innanzi all'Uditorato di Corte[6]. Voi siete reo di lesa maestà: voi avete osato trascorrere a vie di fatto sopra un ufficiale di Corte, figliuolo d'un ministro di Stato; perchè il marchesino di Baldissero è ufficiale di Corte, sapete, e suo padre, il signor marchese, è ministro di Stato; e codesto l'avete osato mentre qui trovavasi Sua Sacra Real Maestà!....

«— Ma io fui prima e fieramente insultato da quell'uomo....

«— Non m'interrompete! Gridò con voce tonante il Generale. Quell'uomo!! Chi osate chiamare così, voi? Il marchesino? Che nuova impertinenza è questa? Ardite dirvi insultato?

«Volli dir come; ed egli:

«— Zitto! So tutto. Vorreste mettervi a paragone col figliuolo di S. E. il marchese, voi figliuolo d'un ferraio? Zitto! vi dico, e abbasso quegli occhi, vi dico! Ringraziate la mia clemenza, se non vi ho fatto subito arrestare; ringraziatela, se anche adesso vi lascio andare a casa vostra invece di mandarvi a dormire sul tavolato nel Palazzo Madama. Andate, domani vi presenterete dal commissario Tofi, il quale vi dirà le ulteriori determinazioni che saranno prese a vostro riguardo.... Ancora una parola. Ho udito che avete avuto la temerità di parlare di sfida e di duello col marchesino. Badate bene a non fare la menoma sciocchezza di questo genere. Dimenticate e fatevi dimenticare; è il meglio ch'io possa consigliarvi.... Andate.

«— Vado, signore; diss'io allora: ma gli è soltanto, perchè cedo alla forza. Quanto ai partiti che mi rimangono a scegliere, consulterò l'onor mio e null'altro.

«Mi volsi sui talloni e partii, udendo il Generale che mi borbottava dietro delle minaccie, fra cui compresi le parole: — Lo metteremo alla ragione. L'ufficiale mi accompagnò sino alla stanza dove son deposti i mantelli. Colà mi lasciò con un superbo saluto, e mentre io me ne usciva passò come per azzardo sul pianerottolo il dottor Quercia, il quale mi disse in fretta in fretta all'orecchio:

«— È tutto combinato. Domattina alle sette sarò a casa vostra. Abbiate con voi un altro amico. Vi batterete alla pistola.

«E guizzò via come un lampo.