«Corsi qui da voi. Ho bisogno di vendetta. Ma la mia vendetta personale non basta. È tutto un sistema infame che ci opprime e cui bisogna rovesciare ad ogni costo. Sia dunque benedetta la rivolta, e facciam presto a toglierci questa vergogna e questo peso di dosso.»

— È giusto: disse Maurilio. Bisogna volercene liberare da questa oppressione e da questa vergogna; ma bisogna pure calcolare i mezzi che si hanno e prevedere i possibili effetti di essi. Il tuo patriotismo, Francesco, il tuo amor di libertà, subitamente ancora concitati da un gravissimo oltraggio personale, ti fanno or ardente per le audacie estreme e per gli estremi rimedi al pari, se non più, di Mario Tiburzio, il quale ogni passione della sua giovinezza ha concentrata in questa passione sublime dell'amor di patria....

Francesco Benda fece un moto.

— Non ti dico ciò come un rimprovero: s'affrettò Maurilio a soggiungere. È quasi sempre così, deve essere così che a spingerci all'azione, a quel supremo passo in cui dal campo del desiderio, del pensiero, si va alla palestra del fatto abbia da concorrere una ragione personale, che assalendo direttamente la nostra individualità, sgombra ogni ritegno che questa suole pur sempre arrecare. Guglielmo Tell non amava egli la sua terra e la sua libertà? Ma per deciderlo alla rivolta occorse che il tiranno lo insultasse nella sua dignità d'uomo ed empiamente lo trafiggesse nelle sue viscere di padre. Favola o storia, quella è la verità della natura umana. Tu dunque, come ognuno di questi nostri amici, sei pronto alla disperata lotta ed alle prove estreme. E sia! Ma prevediamo un poco quale sarà quel futuro che noi riusciremo a provocare. Hai tu pensato, in caso di sconfitta, ciò che sarà di te e della tua famiglia? Noi, ribelli, ci può colpire anche la morte; sicuramente la carcere lunga e dolorosa o l'ugualmente doloroso esilio. Io fui sempre solo al mondo, Romualdo non ha più nessuno de' suoi, Mario Tiburzio e Giovanni Selva hanno ormai, per diversa ragione ma con identico effetto, spezzato ogni vincolo colla famiglia, e possono riputarsi soli ancor essi; ma tu, Francesco, ma tu, Antonio, avete un legame sacro che vi stringe a degli esseri carissimi, cui trascinerete con voi nella vostra rovina. Vinceremo, voi dite, e Mario, acquistato il concorso della forza cieca e irresistibile della plebe, è pronto ad affermare certo il successo. Ma anche di questa vittoria sono terribili gli effetti. Quella plebe suscitata adescandone i materiali istinti, che in una parola si traducono in sete di rapina, quella plebe manderà a soqquadro l'assetto sociale. Immaginatevi quanti eccessi, quanti danni, quante ruine! Anche in codesto noi non siam tutti in pari condizione. Che ci ho io da perdere, io che non possiedo nulla? Ma tu, Francesco, hai pensato che il baratro cui stai per aprire ingoierà molto agevolmente, e voglio anzi dire sicuramente, le ricchezze di tuo padre, le fortune della tua famiglia? Quelle vaste officine che tuo padre ora governa con mente retta e con mano ferma, saranno peggio che deserte, saranno devastate e distrutte; quegl'immensi capitali cui nella tua famiglia radunarono i lavori costanti e tenaci di più generazioni d'uomini attivi ed intelligenti, quei capitali ora investiti in edificii, in macchine, in magazzini di merci, in prodotti ed in istrumenti di nuova produzione, quei capitali che ora, mercè il lavoro, fruttano pane a tanta gente, saranno dispersi; per tuo padre è assai probabilmente la rovina, per la tua famiglia la miseria fors'anco....

Francesco Benda, in preda ad una viva agitazione, si coprì con una mano gli occhi e interruppe con febbrile commozione:

— Oh taci! taci!

Tiburzio, che aveva ascoltato colla fronte corrugata le parole di Maurilio, disse a sua volta con amaro accento:

— Questa è sapienza di troppo prudenti propositi. È legge fatale nella creazione che nissun bene cospicuo si ottenga senza passare tramezzo ad una severa prova di mali. Troppo facile appunto sarebbe l'eroismo, se il fine sublime che uom si propone potesse raggiungersi senza suo danno, senza suo schianto di cuore. Bisogna, assolutamente bisogna che anche un popolo, per arrivare un progresso, lo sconti colle lagrime e col sangue. Quando la meta è santa, è dovere camminare animosamente verso di essa, non curando se per arrivarci occorra lacerarsi fra i triboli e seminar qualche rovina. Chi pensa a questa soltanto e s'arresta pel timore di essa, non ha cuore di patriota.

Maurilio divenne rosso sino sulla fronte e i suoi occhi balenarono d'una vivissima fiamma. Avreste detto che vivaci parole stavano per prorompere dalle sue labbra; invece, per una di quelle sue solite e subitanee riazioni, impallidì nuovamente di botto, si tacque e tornò a sedersi presso il camino, dove stette un po' accasciato, il petto curvo, gli occhi semispenti fissi di nuovo nell'agitarsi della fiamma.

Ebbe luogo un istante di silenzio, in cui tutti sei quei giovani stettero immobili, lo sguardo rivolto a terra, dominati da una preoccupazione suprema.