Fu Maurilio a riprender primo il discorso, ma colla voce più fievole, più sorda e sommossa che mai.

— L'uomo forte (disse egli senza cambiare punto di postura), affrontando il pericolo, deve rendersi conto di tutta l'estensione di esso. L'eroe è quello che colla coscienza dei danni che gli sovrastano, s'accinge pur tuttavia all'impresa, il debole chiude gli occhi, non vuol vedere i pericoli, e poi quando vi si trova avvolto, si pente, si smarrisce d'animo e vien meno a se stesso. Ho pensato miglior avviso richiamare le vostre menti alla realtà dei rischi che ci aspettano. Ciò non vi trattiene? Tanto meglio. Ed io — già ve lo dissi — sono con voi. Fate arrivare il giorno della battaglia, e vedrete se io, semplice soldato, non combatterò con tutta voglia e con tutto ardore.

Si strinsero tutti sei intorno al fuoco quegli imprudenti ma generosi giovani, e gravi decisioni furono prese; quali fossero vedremo in appresso.

Quindi si parlò eziandio del caso particolare di Francesco. Il duello col marchesino di Baldissero bisognava assolutamente che avesse luogo. Uno dei padrini era il sedicente dott. Quercia; l'altro fu deciso che sarebbe stato Giovanni Selva.

Francesco Benda, coi più affettuosi saluti e strette di mano degli amici, accompagnato dagli augurii di tutti, se ne partì per andare a casa, a porre in sesto alcune sue carte, a scrivere un addio alla sua famiglia; a prepararsi per lo scontro. Selva sarebbe andato da lui all'ora posta dal dott. Quercia.

Antonio Vanardi si ritrasse nelle sue stanze, dove fece piano più che potè a coricarsi per non isvegliare la moglie, la quale lo avrebbe tempestato di mille domande. Ma ciò non gli valse gran fatto, perchè quando fu a letto ed ebbe spento il lume, la profonda agitazione che aveva addosso per le cose avvenute nella sera, e specialmente per le decisioni prese, non gli lasciava non solo chiuder occhio, ma nemmanco quietar la persona; onde, e gira e rigira fra le coltri, e sospira e sbuffa, la Rosina fu presto svegliata, ed accortasi dello stato in cui si trovava suo marito dopo aver vegliato così tardi, cominciò quell'interrogatorio insistente e fastidioso, frammischiato di collere, di preghiere, di lagrime, di supposizioni, cui il buon Antonio temeva cotanto.

Certo il marito si difese bene in questa lotta contro la curiosità e diciamo pur anche l'affettuoso interesse della moglie, e non una parola gli scappò dalle labbra che potesse mettere in sulla strada della verità la Rosina, poco destra d'altronde nello indovinare e specialmente in questo genere di cose che costituivano un mondo affatto chiuso alla mente della brava donna; ma una cosa rimase per certa nell'animo della moglie, ed è che da qualche tempo fra suo marito e gli amici di lui si maneggiavano dei misteriosi raggiri, che in quella notte si era tenuta una di quelle conventicole, cui ella aveva già notato altre volte, e che le cose trattatesi dovevano essere state più gravi del solito, se suo marito le era tornato dappresso così tardi, così irrequieto, e d'un umore cotanto alterato che, mentre ella d'ordinario poteva ben vantarlo come un vero agnello, ora alle interrogazioni di lei si era posto a rispondere come un basilisco. Ma quali erano questi raggiri? Questo gli è che le cuoceva sapere. Ora non vi ha nulla di più pericoloso che una donna ciarliera, la quale sa che vicino a lei esiste un segreto, ed ha la matta voglia di apprendere questo segreto qual sia.

Mentre Antonio bisticciava colla moglie, Romualdo andava a letto dietro il paravento, Mario si metteva al tavolino a scrivere appunto per la grande impresa; Selva e Maurilio si ritiravano nella stanza vicina, dove avevano ambidue il loro letto l'uno accosto all'altro.

Non avevano sonno neppure. Erano dominati ambidue da una irrequieta tristezza di pensieri. Maurilio sedette presso al suo letticciuolo, ci pose su il braccio ed appoggiò a questo la testa che gli ardeva. L'avreste detto assopito al vederne gli occhi chiusi e l'immobilità della persona; ma il contrarsi tratto tratto de' suoi lineamenti manifestava che una dolorosa meditazione possedeva quell'anima. Ad un punto, di sotto alle palpebre abbassate comparvero due goccioline, s'ingrossarono fra i cigli, parvero direi quasi, esitare, poi, come staccatesene a malincuore, lentamente colarono due lagrime giù per le guancie. Quando le sentì sulle labbra, Maurilio si riscosse; sorse di scatto, le asciugò con rabbia, e si pose a passeggiare concitato per la stanza.

Giovanni, che s'era gettato sul letto vestito come si trovava, per essere pronto a recarsi fra poche ore presso Francesco; Giovanni gli disse affettuosamente.