— Sì.
— E il vino, quale? Quel da dodici?
— Quel da dodici.
Allora l'oste si rivolse sui suoi talloni e mandò in giro i suoi occhi infossati.
— Uhm! Borbottò egli fra sè tossendo; quella pettegola di Maddalena è ancora di là; quando si caccia nella stanza di quei sciagurati demonii, che Dio li confonda, la non sa più venirne via, figliuola di una mala femmina che la è..... Bisogna chiamare quell'imbecille di Meo.
Andò alla botola che metteva nelle stanze di sotto e curvatosi su di essa, gridò con quanta voce gli rimaneva nella magra cassa dello stomaco: — Meo! Meo! — sforzo che gli eccitò un accesso non indifferente di tosse. Nulla rispose, nè alcuno comparve. Pelone sembrò esitare un momento intorno al da farsi; ma poi gli mancò il coraggio di rinnovare quella prova infelice, andò all'uscio a vetri della camera vicina, e picchiò colla nocca delle dita in un certo modo particolare: Quando ebbe ripetuto due o tre volte questo picchio, l'uscio finalmente si aperse, e si fece vedere la fante, la quale, tenendo il battente a metà aperto, sporse in fuori la testa e domandò al padrone con tono d'arroganza e di impazienza:
— Ebbene? Che cosa c'è?
L'oste parve ringoiare una brutta parola che gli fosse venuta alle labbra.
— C'è della gente da servire.
— E Meo? Che cosa è buono da far Meo?