— È buono da niente, borbottò fra le gengive Pelone a modo suo, e tu neppure pettegoluzza da pochi quattrini che ti carezzino le graffe del demonio.
— Che cosa dite?
— Uhm! Uhm! Dico che l'ho chiamato Meo, e che non ho potuto farmene sentire.
— Oh bene; ora lo chiamo io.
E venuta alla botola gridò con voce che avrebbe bastato ad un comandante di reggimento in Piazza d'Armi: — Meo!
— Eh? Rispose di sotto una voce d'uomo assonnata.
— Vien su presto che c'è da fare.
— Vengo.
— Animo, sbrigati, marmotta. E non istar lì giù sempre a dormire, scimunitaccio, che mi tocca far tutto a me; e tu stai continuamente in panciolle.
— Uhm! tornò a borbottar l'oste: ci stanno tuttedue, che il diavolo li porti.