— Tornò dicendomi che quell'arma gentilizia apparteneva ad una famiglia affatto estinta, il cui ultimo rampollo era morto nelle guerre dell'impero. Più tardi volli cercare anch'io, e meno felice ancora di Don Venanzio, non potei raccapezzare da nessuna parte la menoma cosa. D'altronde, ancorchè scoprissi tuttavia esistente siffatta famiglia, che induzione si potrebbe trarre riguardo ad essa da un oggetto così poco significante, come un bottone di livrea? No, no, non bisogna ch'io pensi a nulla di codesto; lo so bene; ma che cosa vuoi? Un intimo senso, una pazzia forse mi spinge, non dico a sperare, ma a fantasticarci sopra in una assurda aspettazione di impossibili avvenimenti...... Ma lasciamo ciò per ora, e ascolta il racconto della mia povera vita.
— Ti ricordi tu, Giovanni, così proseguì Maurilio dopo un istante; ti ricordi il primo momento che la tua intelligenza si destò alla vita? Io me ne ricordo. Fu sotto l'impulso del dolore, in un'ora di patimenti. Prima di quel punto la notte era stata sempre in me; l'anima mia non s'era scossa dal torpore. Certamente avevo sofferto di già, avevo di già pianto di molte lagrime, ma non ne avevo coscienza. Ad un tratto... ti dico che me ne ricordo, come se si trattasse d'un avvenimento accaduto da poco tempo soltanto..... una specie di luce si fece nel mio spirito, ebbi conoscenza dell'esser mio, della mia personalità, e mi diedi conto nel mio cervello della mia esistenza e delle cose che mi circondavano.
«Mi ci vedo ancora, là, dove e come mi trovavo a quel punto. Avevo da quattro a cinque anni. Era d'inverno come adesso, ma una bella giornata, benchè freddissima. Il fango del lurido cortile era tutto ghiacciato e faceva un pavimento irto di punte e rugoso come la vecchia corteccia d'una grossa quercia. Le galline razzolavano in un po' di fimo. Un sole giallastro indorava la paglia annerita del tetto della casa. Io era seduto sopra lo scalino della porta che metteva nella stalla, e l'uscio richiuso separavami dal benigno calore di essa. Ero vestito di una misera ciopperella di stoffa di cotone, il cui colore doveva essere stato rosso, ma che allora, per l'uso, per l'immondezza raccattata su nell'arrabattarmi comechessia entro il brago di quel cortiluccio che poteva dirsi tutto un truogolo, aveva una tinta bruna, ributtante come l'impiastratura nericcia di sporco che mi copriva la pelle delle mani e del viso, e queste e quello vergini di ogni lavatura. Tenevo i piedi nudi entro vecchi zoccoli di legno della Giovanna, che avrei perso ad ogni passo che avessi voluto fare. Tutte le membra mi erano intirizzite. Avevo fame — quella fame che dovevo provar tante volte! — soffrivo molto e piangevo con quanta voce e con quante lagrime mi restavano in corpo.
«Quella era una delle punizioni usate, e mi toccava ogni qualvolta la mia presenza diventasse un po' più uggiosa del solito alla Giovanna. La mi batteva, poi mi cacciava di fuor della stalla a macerare battendo i denti dal freddo, poi, il più delle volte per intromissione del marito, meno di lei crudele, si decideva a ripararmi di nuovo entro la casa, ma non senza prima avermi ribattuto.
«I miei pianti finirono per seccare la malvagia donna. Aprì l'uscio e mi gridò con quella voce che sola essa mi faceva tremare:
«— Vuoi finirla, bastardo del demonio?
«Mi rammento — tanto da quel punto in poi i miei sovveniri cominciarono ad essere, e furono sempre spiccati e precisi! — mi rammento che da quell'uscio semiaperto, da cui veniva la voce minacciosa della Giovanna, passava pure una ondata d'aria tepente, la quale venne quasi ad avvolgermi come una carezza. L'una e l'altra cosa fecero che io mi tacessi; ma attratto da quel dolce tepore, onde abbisognavo cotanto, io mi trascinai verso l'apertura per isgusciar dentro fra lo stipite dell'uscio e le gambe della donna. Ma questa duramente mi respinse con un calcio che mi mandò a rotolare nel cortile.
«— Sta in là, scimiotto! Diss'ella. Chi ti ha dato licenza di rientrare?
«E chiuse l'uscio inesorabilmente. Io rimasi là dov'ero caduto; non piangevo più, ma un singhiozzo mi usciva di quando in quando dal petto.
— Che scellerata megera! Esclamò Selva indignato.