«Conducevo alla pastura le vacche della stalla, e quello era il tempo più felice della mia giornata.

«I pascoli comunali, dove menavo e custodivo le vacche di Menico, erano sopra un'arida costa della collina, su cui una misera erba mezzo assecchita copriva appena il terreno ronchioso, pieno di sassi e di sterpi. Ma lì presso correva susurrando un'acqua a cui andavano a bere ghiottamente le bestie; sorgevano sulla sponda del ruscello alcuni ontani dal verde lussureggiante, all'ombra dei quali m'era dolce ripararmi dai troppo caldi raggi del sole; intorno intorno si aveva il sempre magnifico spettacolo della natura.

«Come imparai ad amarla questa gran madre di tutto e di tutti, io che non ne aveva di madre, io che non poteva amare nessuno, perchè non ero amato da nessuno!

«Nella solitudine di quel luogo nacquero nel mio capo i primi pensieri intorno alla vita, intorno all'esser delle cose, sorsero nella mia anima le prime aspirazioni verso gli affetti onde abbisognava il mio cuore e cui indovinava l'istinto.

«Era la sera e la mattina che io doveva recarmi colà. Com'è bello sempre il sole nella campagna! Ma nel suo sorgere e nel suo tramonto quanto ancora è più stupendo! Quanto l'amavo questo benedetto sole che mi scaldava le membra, che mi regalava tanto sublime spettacolo di luce e di bellezza! Avrei potuto esclamare come Giuliano l'apostata: «Io sono adoratore del resole!.... Fin dalla mia infanzia fui posseduto straordinariamente dal desiderio di godere dei raggi suoi[7]. «Non c'è paesista per quanto abbia studiato dal vero che abbia esaminate e si sia impresse nella mente tutte le fasi di quelle ineffabili scene, che sono l'aurora e l'occaso, come ho fatto io. Il mattino, dritto sopra la più alta di quelle bozze del terreno, stavo immobile, volto all'oriente, desioso, palpitante, ad aspettare, dopo il mite splendore dell'alba, il primo irrompere della freccia d'oro d'un raggio di sole. Innanzi a me si apriva come un anfiteatro di colline, imboschite, scure ancora delle ombre della notte, addormentate tuttavia, mentre nella zona superiore, quasi precursori dell'astro che stava per sopraggiungere, correvano l'aria fresca mattutina e certe tinte color di perla nell'azzurro cielo in cui impallidivano le stelle.

«Quando il sole gettava i fasci irrompenti delle sue fiamme divine, e sorgeva imponente e soverchio alla pupilla di questa misera creatura che è l'uomo, io mandava un grido selvaggio di gioia, come facevano gli augelli ridesti; partecipavo direttamente a quell'omaggio della natura al suo re.

«Vivevo intimamente nella vita della natura; confondevo la mia povera persona in quel tutto onde ero avvolto. Al suo tramonto io seguitava il sole con occhio amoroso, pieno di rimpianto. Le nubi che velavano il suo splendore mi riempivano di tristezza. Nelle belle giornate serene sentivo entro l'anima una muta, segreta contentezza che non avrei saputo spiegare e che mi faceva bene pur tanto.

«Avrei voluto vivere così sempre. Mi sdraiavo all'ombra di quegli ontani e guardavo, guardavo. L'orizzonte non era molto vasto, gli oggetti che mi si presentavano erano pur sempre i medesimi; eppure non mi stancavo mai di guardare. Quante idee nascevano allora in me! E dove le attingevo io, che non sapevo niente, che non avevo visto niente, che non comunicavo con persona viva, fuorchè colle stupide bestie affidate alla mia custodia?

«Vi ha chi, rinnovellando il pensiero pitagorico, dice oggidì che gli spiriti prima di proseguire la loro misteriosa carriera nell'infinito, debbano incarnarsi più volte su questa terra entro le nostre miserabili spoglie d'uomo; che la memoria delle precedenti esistenze rimane sì obliterata in noi, ma che pure in taluni qualche vago accenno, che pare un presentimento, un istinto, una divinazione, permane, fugace richiamo d'un passato, forse di secoli e di secoli. Io sono presso a creder codesto. Non t'è avvenuto mai di trovarti innanzi a certi affetti, a certe sensazioni, a certe circostanze, eziandio che dovrebbero esserti novelli, come innanzi a cose già occorse e già sentite? A me accadde, ed accadde le mille volte. Ma questo momento, io mi domando, l'ho io già vissuto, lo vivo realmente adesso?

«Le idee che sorsero nella mia mente in quella solitudine, fanciullo io ancora, nulla di quanto mi avvicinava poteva darmele, e se io non le ho portate meco nascendo, residuo d'una vita anteriore, non saprei dove le abbia potute acquistare. Quello che travagliava me, misero, ignorante, disprezzato bùttero della campagna, era niente meno che il problema della nostra esistenza — il problema della vita — il problema della creazione.