«La notte era discesa quasi del tutto, le vacche muggivan più forte, il tuono e il vento romoreggiavano più intensamente; qualche gocciolone di piova cominciava a cadere con impeto qua e colà. Io mi sentiva tutto commosso e quasi lieto nell'animo. Avviai le bestie verso casa e ci arrivammo correndo che la piova incominciava a crosciare con iscatenato furore.
«Fui crudelmente percosso e condannato a star senza cena, perchè avevo tardato a rientrare. Coi panni tutti bagnati addosso fui mandato sul mio giaciglio. M'addormentai placidamente, senza pure una lagrima. Sentivo ancora dentro di me, come una musica, il suono delle parole della visione.»
— Questa visione, disse Giovanni, altro non era che la tua coscienza. In te latente era fin d'allora il sentimento del tuo valore intellettuale, e per un fenomeno psicologico siffatto sentimento nell'estrinsecarsi prendeva quasi persona di essere estraneo, affine di incitarti all'opera.
Maurilio crollò con impazienza le spalle.
— Lascia stare, ti prego, le tue spiegazioni del razionalismo terreno a corta vista. Ascolta tutto in prima, e poi vedrai se quelle spiegazioni possono bastare.
«Il domattina corsi a quel solito luogo con una specie d'ansia desiosa. Speravo di rivedere quella forma indistinta, di riudire quella voce soave. Il fatto nè mi pareva meraviglioso, nè cercavo di darmene spiegazione alcuna. Non l'avrei detto a persona al mondo; già non avevo nessuno a cui favellarne, perchè a Menico ed a Giovanna non rivolgevo mai la parola che quando la necessità lo volesse; ma fossi pure stato uso a tutto svelare a qualcheduno, quel fatto avrei avuto caro di tenerlo segreto, per me solo, e un'istintiva ripugnanza avrei sentito a parlarne.
«Il temporale era passato e splendeva in una bella mattina il più allegro sole del mondo. Mi sedetti sotto gli ontani, là, a quel medesimo posto, e stetti aspettando. Inutilmente!.... Cioè no, inutilmente. La visione mi aveva annunziato che un'anima eletta sarebbe venuta a cercarmi nelle tenebre della mia ignoranza; e quest'anima venne.
«Nell'attesa che la desiata visione si manifestasse al mio spirito, io m'era siffattamente assorto fuori del mondo reale, che non vedevo e non sentivo più nulla. Ad un punto fra i miei occhi e lo splendore del sole nella pianura, cui fissavo inconsciamente, venne a frapporsi un corpo opaco, una persona vestita di nero. Levai lo sguardo, e mi trovai dinanzi le sembianze paternamente affettuose e il sorriso bonario di Don Venanzio.
«— Che fai tu? Mi disse. Dormi?
«— No, diss'io, penso.