«— Povera bestia! Odi come quel cane si lagna sconsolatamente. Egli sente d'aver perduto il suo benefattore, egli piange la sua mancanza.
«Gian-Luigi m'interruppe vivamente:
«— Il suo è dunque un egoismo. Incapace di procurarsi la vita da sè, rimpiange il pane perduto con quell'essere sepolto.
«— Ah no: diss'io: in quel dolore c'è anche l'affetto.....
«— Un affetto, ribattè egli seccamente, regolato dall'istinto e non guidato dalla ragione.
«Io mi tacqui. Cominciai da quel momento ad esser chiaro della vera natura di Gian-Luigi, e una profonda amarezza mi scese nell'anima.
«Camminammo in silenzio fino all'entrata del villaggio; colà si separò da me con un brusco saluto, e volto a destra s'avviò di buon passo verso la campagna.
«Stetti alcuni giorni senza vederlo. Finalmente me lo vidi comparire innanzi mentre ero al pascolo, sotto i miei favoriti ontani. Aveva l'aspetto più serio dell'usato e risoluto come d'uomo che ha deciso oramai sulla sua sorte.
«Mi tese una mano e mi disse col simpatico accento della sua bella voce vibrata ed armoniosa:
«— Addio, Maurilio, io parto; abbandono questo villaggio — per sempre — e le più dolci memorie che io ne porti meco son quelle che ti riguardano, e se a questi luoghi ed a questi tempi trascorsi tornerà il mio pensiero, sarà per te soltanto, per trovarvi le traccie dei momenti che abbiamo insieme passato.