«Mi parve commosso, se pure non fingeva, se pure non era la mia commozione che mi faceva scorgere per errore la sua. Io mi sentii stringere il cuore e la gola. Lo guardai con occhi meravigliati, sgomenti, che di subito si riempirono di lagrime.
«— Tu parti! Potei dire soltanto. Per sempre?..... Gran Dio! Non ci vedremo dunque più?
«Egli sorrise compassionevolmente.
«— Qui, no certo, disse; od almeno è difficile molto; ma ciò non significa che non abbiamo ad incontrarci mai più. Verrai tu pure a Torino, e là mi ci troverai tale e quale ora sono.
«Qual probabilità v'era allora per me, di venire a Torino? Nessuna. Mi credevo condannato a vivere in quel villaggio tutta la mia vita, per allontanarmene forse soltanto alcune volte ad accompagnare Menico nelle sue gite alla città, così mattiniere che potevano dirsi notturne. Come avrei potuto vedere ancora Gian-Luigi? Ritenni per sicuro che quello era fra noi l'ultimo addio. Colla partenza di lui, mi parve da me si dipartissero tutte le belle giovanili speranze, tutto quel mondo di sogni e d'idee in cui mi piacevo cotanto far correre la mente; mi parve rimanessi allora affatto solo sulla terra e venissi chiuso inesorabilmente in quella esistenza di miseria, di abbiezione, di ignoranza che aveva per cornice il fetido tugurio di Menico. Un impeto irrefrenabile di dolore mi invase di presente; sciolsi con brusco atto la mia mano dalle sue, e coprendomi la faccia scoppiai in pianto.
«Gian-Luigi tacque per un poco. Quando, già vergognoso di quello sfogo infantile, rivolsi gli occhi verso di lui, lo vidi che mi guardava con una certa compassionosa meraviglia che quasi mi produsse l'effetto d'uno scherno, e sorpresi in lui quel suo disdegnoso crollar di spalle che ti ho detto. Codesto mi rasciugò repentinamente le lagrime entro gli occhi. Mi sentii freddo ad un tratto ancor io, e benchè avessi tuttavia il cuor grosso, le mie sembianze poterono acconciarsi all'indifferenza.
«Egli sedette presso di me e mi raccontò come e perchè partisse. Il medico aveva scritto nel suo testamento che gli eredi fossero obbligati ad una annuale provvigione verso Gian-Luigi, fino a quattro anni dopo che egli avesse preso la laurea in medicina; aveva lasciato inoltre al suo protetto, per legato, tutti i suoi libri e stromenti della scienza che voleva il giovane finisse di apprendere. L'obbligazione loro imposta pareva un gravame intollerabile agli eredi, che se ne lamentavano come di una matta ingiustizia. Gian-Luigi, sdegnoso di codesto, impaziente di dover dipendere da quei tali, propose loro per transazione: gli pagassero di subito una data somma, egli li esonererebbe da ogni obbligo nell'avvenire, gli lasciassero prendere i libri e strumenti del legato, ed egli con essi si allontanerebbe che non avrebbero mai più avuto il menomo fastidio per fatto suo. La proposta fu volentierissimo accettata.
«— Ed ora, conchiudeva Gian-Luigi, io parto e vado ad affrontare l'ignoto. Con quella somma avrò bene di che vivere un anno! In dodici mesi quante cose possono succedere! Quante ne può compire una volontà tenace!... Che farò io? Non lo so ancora. Forse continuerò a studiare la medicina, forse no... come vedrò le circostanze, come sentirò l'interna ispirazione dettarmi. Ma ho diciannove anni soltanto! Ho qualche cosa entro questa fronte, e in questo petto. Voglio che gli uomini abbiano a conoscermi ed inchinarmi, per Dio! L'umanità mi ha rigettato fin dalla nascita... Me le imporrò colla forza di questo ingegno, colla potenza di questo volere cui nulla può piegare.
«Si drizzò in piedi, brillante lo sguardo, animato nel volto, tumide d'orgoglio le labbra; e voltosi dalla parte in cui al fondo al fondo, nel vaporoso aere della campagna, si vedevano vagamente indicate le ondulazioni della collina di Torino, tese la mano verso colà e pronunciò con indicibile accento di energia, di agognamento, di avida bramosìa:
«— A noi due, o mondo della ricchezza; mondo dei piaceri, della bellezza, dello sfarzo, dell'ambizione, della potenza, preparati ad aprirmi il varco. Lo voglio. Ci riuscirò. Voglio la mia parte de' tuoi tesori — e la mia parte ha da essere quella del leone. Nominor leo!