«Gian-Luigi partì. La brava e povera donna che gli aveva fatto da madre, ne pianse lacrime di sangue. Egli le diede l'ultimo addio, incommosso, fissando coll'occhio ardente quel punto lontano verso cui si dirigevano i suoi passi; promise con accento di leggerezza, quasi d'impazienza le avrebbe scritto, le avrebbe fatto sapere sue notizie, non l'avrebbe in niun modo dimenticata, ma ben si vedeva che le erano parole a cui non avrebbero tenuto dietro gli effetti.

«Fece pessima impressione in paese, ed anche in me il fatto che il giovane, della somma ricevuta dagli eredi del medico, neppure la menoma parte non offerisse a sollievo di quella donna ormai vecchia, che lo aveva allevato, la quale, rimasta vedova, era caduta in una vera miseria.

«Essa, la buona Margherita, non domandava nulla, non si lamentava di nulla, non vedeva nulla che fosse menomamente da rimproverarsi nel suo diletto Gian-Luigi; ella aveva tanta fiducia in lui, che credeva alle sue fredde parole ed alle sue leggiere promesse. Accompagnammo il giovane ella ed io soli un tratto sino al crocicchio in cui la via comunale attraversava quella reale di X... per a Torino, dove la Diligenza doveva prenderlo e portarselo seco alla capitale.

«Gian-Luigi aspettava con impaziente inquietudine questa Diligenza. Quando essa sopraggiunse, ci salutò in fretta, strinse appena a me la mano e staccatosi dalle braccia della Margherita, che si era gettata perdutamente al suo collo, si arrampicò alla svelta sull'imperiale della carrozza, e questa riprese la sua corsa pesante, avvolgendosi in dense nuvole di polvere.

«La donna ed io stemmo là piantati a seguitar collo sguardo la Diligenza; e quel crudele che con essa da noi si allontanava, mai non fu che si volgesse pure una volta a darci un ultimo sguardo, a fare un ultimo cenno di saluto.

«Seguitammo cogli occhi quel polveroso carrozzone, finchè lo potemmo scorgere. Che cosa pensava, che soffriva essa la povera Margherita? Confesso che io la dimenticai un istante, assorto nel mio particolar sentimento, che a quel punto era una segreta invidia per quel felice il quale andava a gettarsi nel vortice del mondo, vagheggiato ed abbellito dalla nostra fantasia. Io pure mi sentiva nell'animo una certa ambizione che mi pareva nobilissima — e forse era. Io pure orgogliosamente mi dicevo, e mi dico, che sotto le ossa del cranio la natura mi ha posto una forza da sopravanzare nel mondo, la forza del pensiero, una ricchezza di fosforo cerebrale da accendersi, consumarsi, ma gettar luce e brillare!.....

«Quando la Diligenza fu affatto fuor dell'arrivo dei nostri sguardi, richiamò la mia attenzione verso la misera donna uno scoppio di singhiozzi che ruppero dal suo petto. Finchè essa aveva visto Gian-Luigi, finchè ancora aveva potuto vedere quel legno che seco lo portava, il dolore della infelice si era contenuto, quasi la si era fatta una pietosa illusione che la tremenda verità non fosse. Ma ora tutto era sparito ai suoi occhi: ogni coraggio ed ogni forza l'abbandonavano ad un tratto. Le lagrime che prima le colavano silenziosamente giù delle guancie arrugate irruppero con violenza irrefrenabile dai suoi occhi.

«— Me misera! Esclamò essa coll'accento straziante della disperazione. Sola! sola! rimango sola!... E lo vedrò io ancora sulla terra?

«Si lasciò cadere sopra la sponda della stradicciuola che mena al villaggio, e là, seduta, reclinò il capo sulle ginocchia, piangendo amaramente.

«Io volli consolarla. Che la capitale non era in capo al mondo, le dissi: che Gian-Luigi sarebbe tornato a vederla, che trattandosi della ventura di lui, ella doveva rassegnarsi a non averlo più seco di continuo.