«Dopo un tempo che mi parve abbastanza lungo, il mio vicino risensò e si rifece da capo a lamentarsi, ma più fiocamente, e a domandar da bere, ma con appena intelligibili parole.

«E così durò lo spasimo di quell'infelice, senza che niuno venisse in suo soccorso, finchè il momento non giunse della visita medica.

«Io, che non avevo mai visto ospedale, nè uditone parlare, quasi mi spaventai quando vidi quella frotta d'uomini vestiti di nero, accompagnati da una monaca, che s'avanzavano pell'androne, si fermavano a tutti i letti, ora un po' più, ora un po' meno, ma non oltre i dieci minuti mai, borbottavano alcune parole fra di loro e passavano.

«Era il medico capo con dietro a sè gli allievi del corso. Prima d'arrivare al mio dovevano incontrare il letto di quel mio vicino di destra, e li vidi, come altrove, fermarvisi. Il professore, che camminava primo, s'inoltrò fino all'altezza della testa del giacente; gli allievi si aggrupparono a' pie del letto, e senza riguardi, con brusca strappata, tirarono via le cortine per poter veder bene tutti la faccia del malato. Notai che alcuni fra essi chiaccheravano fra di loro, parevano di tutt'altro occupati che dello spettacolo che avevano innanzi agli occhi, e ridevano come se di nulla fosse. Uno di essi, che era il più prestante della persona, il più elegante di abiti e tale per ogni verso da richiamare specialmente l'attenzione di chicchessia, attrasse i miei occhi, che, appena vistolo, non seppero staccarsene più. Ei mi pareva tutto tutto il mio compagno d'infanzia Gian-Luigi.

«Intanto il dottore aveva preso il polso del malato e gli aveva domandato come si sentisse.

«— Da bere! Aveva susurrato il miserello per tutta risposta.

«— Ah sì, avete sete: rispose il medico: una sete ardentissima non è vero? È naturale, me la aspettavo.

«E rivoltosi alla monaca che l'accompagnava:

«— È stato tranquillo?

«— Tranquillissimo: rispose con tutta assevezione la suora.