«— Uhm! Fece il dottore crollando il capo, in modo che pareva dinotare poca credenza in quella affermazione; poi, senz'altro preambolo, prese le coltri che coprivano il malato e le trasse giù fino a mezzo il letto: scoprì della camicia lo stomaco del giacente, vi pose su la mano sinistra piatta e si diede a battere su questa colle dita della destra fatte a gruppo; poi si curvò a mettere l'orecchio su quello stomaco e stette ad ascoltare. Drizzatosi rivolse la parola ai giovani che lo accompagnavano pronunziando barbari motti che io non capiva. Il petto rimasto denudato di quell'infelice era macilento come quello d'uno scheletro che fosse stato coperto da una pelosa epidermide; ancor esso era di color cereo, e nello stentato respiro sibilante del malato si alzava ed abbassava con una fatica che facevano pena a mirare. Quando il dottore ebbe finito di parlare, alcuni dei giovani vennero a lor volta a percuotere di quel modo sul petto del malato e porvi su il loro orecchio. L'infermo guardava tutta quella gente e i loro atti con occhio incerto, inquieto, ansioso, interrogatore. A me ispirava un senso di disgusto, quasi direi di ripugnanza e di ribrezzo il vedere tutti questi ignoti affollarsi indifferenti intorno al letto del soffrente, esaminarlo, guardarlo, palparlo come un oggetto di curiosità peggio. Mi dicevo che a momenti sarebbero stati del pari intorno a me e mi avrebbero fatto quel medesimo; e ciò mi faceva una pena che non ti saprei spiegare, tale che se avessi avuta la forza sarei saltato giù dal letto e me ne sarei fuggito.

«Quando il dottor capo si mosse per partirsi, uno del seguito, che teneva in una mano una specie di registro e nell'altra una penna, si avanzò domandando se si aveva da scrivere qualche ordinazione pel malato. Il medico crollò le spalle con un atto che significava chiaramente: è tutto inutile. Io mi sentii ghiacciare nel vedere quell'atto: pensati quell'infelice che stava appunto fissando il dottore coll'ansia interrogativa di chi aspetta la sua sentenza! Una specie di singhiozzo ruppe dal petto affannoso dell'infermo, e fra due sibili del suo faticoso rifiato egli disse:

«— Per me dunque la è finita?

«— Peuh! Esclamò senz'altro il medico dondolando il capo ed avviandosi.

«Un nuovo gemito uscì dal petto affranto di quel misero; e mentre tutti da lui si partivano egli ripeteva con quel po' di voce che gli restava:

«— Almeno... da bere..... da bere..... che muoio di sete.

«Ma nessuno — da me infuori — badava alle sue parole. La comitiva col dottore a capo veniva al mio letto; io mi sentiva il cuore a palpitare, quasi di paura.

«Avvenne intorno a me, precisamente come era avvenuto intorno al mio vicino. Gli allievi si aggrupparono ai piedi; il dottore, la monaca ed alcuni pochi vennero a lato.

«— Oh oh! Eccolo tornato in sè questo giovanetto: disse il dottore appena mi ebbe visto; e voltosi alla monaca: gli è molto, domandò, che si trova di nuovo in cognizione?

«— Credo di no: rispose la suora; perchè passando non è guari di qua l'ho udito vaneggiare come il solito e dire le più strane cose del mondo.